Oltre Roma, fino alle città del Nord. E poi la droga che girava tra clienti ed escort. L’indagine sulle giovani prostitute si allarga e, secondo le indiscrezioni filtrate dagli inquirenti, potrebbe toccare Milano, Firenze, Bologna e l’isola di Ponza e coinvolgere altre persone, portando alla luce un giro di prostituzione molto più esteso di quello emerso fino ad ora. 

Nella rete, oltre alle due adolescenti – che si trovano in strutture protette fuori dalla provincia e affidate ai servizi sociali e agli psicologi – , sarebbero entrate anche escort professioniste, più grandi e più esperte convinte dagli sfruttatori ad inserirsi nel giro per incrementare e dividere i guadagni. Una circostanza confermata almeno da tre di loro agli inquirenti che le hanno ascoltate come testimoni. In particolare, le donne hanno chiamato in causa due dei tre sfruttatori attualmente detenuti a Regina Coeli, ammettendo che si prostituivano non solo nell’appartamento affittato ai Parioli, ma anche in altri luoghi ed in altre cittàSi aggrava, quindi la posizione dei tre: Nunzio Pizzacalla, Mirko Ieni e Mario De Quattro, in carcere insieme alla madre di una delle due ragazzine e a un cliente ricattatore. Tutti e cinque hanno chiesto la revoca delle ordinanze di custodia cautelare, martedì spetterà al Tribunale del Riesame decidere. 

Trova dunque conferme l’ipotesi che lo stesso sistema emerso dall’operazione Ninfa sia più esteso di quello scoperto per ora dai carabinieri del Nucleo investigativo di Roma, nelle mani del procuratore aggiunto Maria Monteleone e il pm Cristiana Macchiusi, scattata quando le ragazze avevano 15 e 14 anni. Tra gli arrestati gli sfruttatori conosciuti, prima come clienti dalle minorenni per gioco sul sito bakecaincontri.it, e poi trasformati in “papponi” – con la compiacenza delle piccole squillo -, che combinavano gli appuntamenti tra le minorenni e nuovi clienti della Roma bene. Protettori che, come ammettono le due negli interrogatori, sono riusciti a far fare loro il salto di qualità, organizzando più appuntamenti al giorno nell’appartamento dei Parioli e facendogli guadagnare di più.

Il sospetto che lo stesso sistema sia stato creato anche in altre città. Come a Milano, città dove una delle prostitute maggiorenni, che frequentava l’appartamento dei Parioli (ma nel mirino degli inquirenti ci sarebbero altre alcove), aveva conosciuto un cliente al quale chiedere mille euro. Ma si guarda con attenzione anche a Ponza, dove le escort si sarebbero prostituite in barche di lusso, poi a Bologna e a Firenze. E’ nel capoluogo toscano che sarebbe avvvenuto un incontro tra uno degli arrestati e una prostituta per discutere i termini del rapporto di “collaborazione”. Mentre alle minorenni coinvolte sarebbe stato chiesto di “portare qualche amica”.

Ma dalla prostituzione, le attenzioni degli inquirenti si stanno concentrando su un altro filone legato alla cessione e allo spaccio di stupefacenti, anche dai clienti. La più grande delle due ragazze, oggi sedicenne, è iscritta nel registro degli indagati per aver dato cocaina all’amica. “E’ vero che ho offerto droga all’amica altre volte – racconta in un interrogatorio riportato da Il Messaggero – lei  mi assillava perché la voleva. La droga me la davano i clienti”. Droga che sarebbe stata utilizzata come forma di pagamento per le prestazioni offerte dalle due minorenni. Sempre dalle carte al vaglio della procura emergono altri particolari. La mamma di una delle due, in un verbale del 9 agosto, racconta che la figlia aveva effettuato diversi furti in casa, e ad aprile sarebbe arrivata a minacciare la madre: “Ti mando i miei amici cocainomani a sgozzarti…ti brucio tutti i vestiti…ti ammazzo con le mie mani…ti accoltello“. 

Intanto tremano i nove clienti indagati per prostituzione minorile, la procura sta valutando le loro posizini e non si esclude che nei prossimi giorni vengano iscritte altre persone nel registro. Per ora si sono difesi sostenendo di non essere stati a conoscenza dell’età delle ragazzine, ma si stanno effettuando controlli su loro computer e telefonini per verificare se sono presenti le tante foto osé che giravano, se le immagini fossero ancora nelle memorie, potrebbero sccattare gli arresti per produzione e diffusione di materiale pedopornografico. Intanto continuano a emergere particolari sulla vicenda. In una telefonata la madre arrestata esortava la figlia a “lavorare”: “Sto a corto dobbiamo recuperà”.