Qual è la condizione emozionale che predomina negli scambi virtuali della rete, nei blog e nelle chat? Non è quella del piacere (di condividere, di socializzare), né quella della tristezza (di aver abbandonato il contatto carnale con gli altri), né quella della curiosità (che è soprattutto una condizione “mentale”).

Ciò che predomina nei blog e nelle chat è una strana, velenosa forma di risentimento, che i contenuti formalmente circolanti nelle discussioni a stento riescono ad arginare.
Il risentimento è un’emozione (quando non un sentimento) che nasce da un torto morale subito, da una ferita ricevuta, da un desiderio frustrato. Non ha la forma acuminata della rabbia ma può essere (e spesso è) anche più distruttiva, acquattandosi nelle pieghe della relazione e minandone costantemente la stabilità e la consistenza.

Nella pratica quotidiana della partecipazione ai dibattiti, disseminati nel web, essere risentiti si carica di una modalità aggiunta della comunicazione: la ciarla e l’attacco personale. Vale a dire una sfumatura peculiare della cosiddetta meta-comunicazione, la quale ultima sta alla comunicazione come una sberla sta ad un’amplesso.
Se dico che non sono d’accordo con quanto scrive l’Altro e lo motivo, sto comunicando: cioè accetto il tema e mi pongo a un livello paritario rispetto al mio interlocutore, facendo prevalere il peso del contenuto. Se dico che non sono d’accordo e aggiungo che l’Altro ha detto una fesseria, mi avvicino inesorabilmente alla border line della comunicazione, cominciando lo spostamento dell’accento dal contenuto all’Altro, ovvero alla relazione fra me e lui che pretendo di definire.

Se dico che l’Altro è un idiota, o che è incompetente, o che è in mala fede (tutte le quali cose è un tantino problematico accertare attraverso un post e via…..), allora metto in scena il teatrino della meta-comunicazione, comunico sulla comunicazione e sulla relazione che ho già definito. Un meccanismo che, salvo sparuti casi, veicola solitamente delizie quali la negazione dell’altro, la sua demolizione come soggetto degno, l’autoproposizione a un livello superiore. E che sia chiaro: a-prioristicamente superiore.
Tradotto nei termini prosaici del quotidiano bloggare e chattare: l’atteggiamento, il contegno e la disposizione emotiva sottesa più frequenti sono improntati al dileggio, all’allusione velenosa, alla spocchia.

Proviamo a giocare di fantasia: immaginiamo che Karl Marx e Friedrich Hegel (che in realtà non sono stati proprio coevi…) partecipassero ad un blog e che si scambiassero gentilezze come usa tanto oggi. Marx avrebbe detto a Hegel qualcosa come: “fai ridere con questa favola dello spirito della storia, si capisce che un secchione come te non poteva che tirar fuori una boiata simile; la storia non ha a che fare con lo spirito ma solo con gli uomini che la fanno!”.
Hegel avrebbe risposto: “sei un pagliaccio, pensi davvero che un ebreo come te possa partorire un’idea degna di questo nome che non sia compromessa con il denaro, la ricchezza materiale….”.

I due – possiamo scommetterci – sarebbero stati aiutati dalla consuetudine di usare il nick name: che so? Phenospirit e Ghost!

di Sandro Vero

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