Ricordo tardivo. Metti una sera a cena con Massimo Fini e Mauro Suttora nella trattoria milanese “Nun è peccato”. Si parla en passant del libro-scandalo “Maurizio Costanzo Choc“, scritto da Riccardo Bocca, molto tempo fa. Il personaggio “costantemente” suscita animosità da dibattito. C’è chi sta dalla sua parte, chi no. E mi viene in mente un “come porti le mutande bella bionda”? Quando mi invitava al Maurizio Costanzo Show (il che è accaduto svariate volte) mi aspettava un dietro le quinte “inaspettato”. Nel suo camerino del teatro Parioli, eremo di meditazione e di concentrazione, accesso a porte chiuse per discutere “privatamente” su quello che mi avrebbe chiesto in trasmissione. Il maestro si confondeva in mezzo alla sua collezione di tartarughe finte (ne conserva di ogni tipo, perché gli suggeriscono una saggia filosofia di vita). Mi squadrava con aria da intenditore e d’emblée mi chiedeva di che colore avessi gli slip. Sorriso da ebete il mio, da marpione il suo. Arrossivo e cambiavo discorso. Chiedere non è peccato. Rispondere è optional. Al di là di questo vezzo un po’ voyeuristico M. C. rimane uno che ha inventato un altro modo di fare televisione. E auguri maestro di pronta guarigione.

Maurizio Cattelan ha inventato il paraculesimo, un’epoca della storia dell’arte destinata a durare a lungo. Tra le sue ultime provocazioni “Him”, un Hitler inginocchiato in mezzo al ghetto di Varsavia. I cinesi non sono da meno. Il dottor Zhao è stato tra i primi a importare in Italia il massaggio Tuina, il massaggio che cura corpo e spirito e regola lo yin e lo yan, come recita la brochure. Nel bugigattolo milanese, in zona Porta Venezia, Cattelan – aria sempre scapigliata – è di casa e si sottopone senza fiatare alla tortura di pressioni, frizioni eseguiti con gomiti e piedi. L’artista non è l’unico habituè, ci vanno calciatori e personaggi dello spettacolo. Le loro fotografie abbracciati a dottor Zhao tappezzano le pareti. I 6/7 massaggiatori cinesi lavorano a mo’ di catena di montaggio, aperti dalle 8 del mattino alle 10 di sera, sette giorni su sette, chiusi solo a Natale. E non certo per rispetto della festività che non gli appartiene. Solo perché i loro clienti sono alle prese con le abbuffate da cenone. Non accettano carte di credito, solo cash: 50 euro a trattamento. Le ricevute ancora non hanno imparato a farle.

Professioni remunerative. La vedova di Balthus, la contessa Setsuko Klossowska de Rola, erede di una famiglia di samurai, rischia di oscurare la fama di Yoko Ono, in materia di eccentricità. La seconda vedova più famosa del mondo ha inaugurato la Chapelle come spazio espositivo nel suo Grand Chalet di Rossinière (non lontano da Montreau), ex residenza dell’artista ricavata da una vecchia pensione tutta in boiserie. Sulle porte delle camere da letto ci sono anche i numeri delle stanze. Qui tutto è rimasto immutato, il suo atelier di pittura, la stanza voliera, la sala da tè dove profumate infusioni vengono servite con maniacale ritualità dalla stessa Setsuko, sempre in kimono vestita. Adesso la sua ultima trovata è quella di mettere in mostra la camicia del gran Maestro, imbrattata come una tavolozza di pittura mai lavata per 65 anni. Adesso è un pezzo d’arte! Il messaggio è questo: “Signore mie, non lavate le camicie sporche di vostro marito. Non si sa mai”.