Tra i commenti del mio ultimo post, che risale ormai a dieci giorni fa  (lo so, dovrei essere più assiduo, ma il tempo è tiranno, scusatemi), uno, amabilmente discordante dalla mia posizione, iniziava dichiarando rispetto per mie idee e le mie simpatie, compresa quella per il Pd. Mi ha fatto molto pensare questo commento, perché questa simpatia da qualche mese non riesco più a provarla e si è trasformata non ancora in decisa antipatia, ma in una sorta di irritazione che mi coglie sempre più spesso. Non è solo il fatto che non ho condiviso quasi nessuna delle scelte politiche fatte dal Pd negli ultimi sei mesi: non la scelta della rielezione di Napolitano, non il governo delle larghe intese, non il trattamento riservato a Giachetti, non la fiducia concessa ad Alfano dopo il pasticcio uzbeko (e anche sulla Bonino ci sarebbe stato da dire), men che meno la fiducia alla Cancellieri. Non è solo questo: è qualcosa di più superficiale e al contempo più forte. E’ quello che vedo quasi ogni sera nei tg e nei talk vari, sono quegli atteggiamenti di confidenza tra esponenti del Pd e del Pdl, quelle pacche sulle spalle che talvolta diventano affettuosi abbracci, quei sorrisi complici come quello rivolto da Letta ad Alfano nel momento in cui Berlusconi annuncia la decisione di votare la fiducia: ecco, è tutto questo che mi fa venire l’orticaria.

Dirà qualcuno che io guardo troppa tv e che do troppa importanza alle immagini. Ma credetemi, di questi tempi, gli atteggiamenti esteriori, la mimica, la gestualità, la prossemica contano più delle parole, le immagini valgono più dei discorsi, la forma è più che mai sostanza. E allora potrà anche essere vero che siamo tutti sulla stessa barca e che dobbiamo remare insieme con quelli del Pdl per salvare il Paese, ma – suvvia! – remare è una cosa, per giunta faticosa; farlo manifestando tutta questa contentezza di trovarsi insieme, questo piacere della bella compagnia è un’altra, di cui si potrebbe proprio fare a meno.