In fila all’alba per “entrare nella casa” del Grande Fratello, ma senza spingere. Si ritrovano a Bologna al Circolo Mazzini in circa 300, nessuna ressa ma nemmeno il deserto, per ritirare il numero progressivo del casting edizione numero 13. Un anno sabbatico per ricaricare le pile e la Endemol torna in pista con il timbro orwelliano e una strana atmosfera di trasformazione tra i “concorrenti”.

Seconda tappa, dopo quella di Bari, e prima di Milano, Salerno e Roma, per incontrare facce e storie che comporranno la squadra che occuperà il mega appartamento/studio televisivo da gennaio 2014. E allora nella sala della prima periferia cittadina capita d’incontrare un microcosmo sociale per nulla atteso: giovani e meno giovani, uomini e donne, laureati, piccoli imprenditori, studenti. Il mito non è più l’apparire immobili e ammiccanti al video, ma esibirsi, mostrare la propria esistenza come fosse unica.

“Voglio raccontare la mia vita agli italiani”, spiega un 28enne di origini haitiane in Italia da 3 anni, sposato con tre figli, “e se vinco uso i 250mila euro per far costruire una scuola per bambini disabili per il mio paese, Haiti, che ancora non si è ripreso dal terremoto”. “Io abito qua davanti”, spiega un’altra 28enne di Bologna che fa l’infermiera, “sono in fila da tre ore e anche se la tv non la guardo mai, mi son detta vediamo che effetto fa la mia “semplicità” al provino per il Grande Fratello che, dopo le prime edizioni che sembravano vere, ora viene costruito a tavolino”.

In fila ritrovi anche il piccolo imprenditore, designer trevigiano di 22 anni, che punta sulla “normalità” perché in un mondo di gente strana “può fare la differenza”; poi c’è la ragazza che studia Scienze Politiche e nell’accompagnare la sorella si è registrata pure lei; il proprietario di una sala giochi di Bellaria (Rn) vestito con mantello e corona; “sono stato incoronato re dei ‘pataca’ dall’Apr, volete che un pataca felliniano non venisse qui?”; oppure il ragazzo di Modena che ha “avuto una vita piena di vicissitudini da raccontare” e che ha visto Reality di Matteo Garrone e dice: “mi è piaciuto molto, l’Italia è un paese di guardoni, non saremmo qui in fila, no?”

Distribuzione del numerino, poi ‘infornate’ a gruppi di dieci per un colloquio generale con le singole presentazioni e, se gli autori credono di essere di fronte alla persona giusta da arruolare, ecco l’ “approfondimento” del singolo in una stanzina a parte. “Odio visceralmente i reality”, racconta uno dei giovani baristi del Circolo Mazzini che serve caffè al banco e prepara il servizio pranzo a 10 euro, “ti spappolano il cervello, non mi metterei mai in fila per un provino”.

Certo ci sono una marea di ragazzine e ragazzine che sfilano come in discoteca, quelli che a Bologna chiamano “maragli”, ma l’umanità in via Emilia Levante stupisce perfino per attenzione al mondo circostante. “Ma quale crisi?”, spiega un 47enne di origine sarde che però lavora e vive e Modena da tempo, “il governo e i parlamentari ce la dipingono così per difendere i propri privilegi. Perché noi riusciamo a vivere, quando va bene, con 1200 euro al mese e i consiglieri regionali emiliano romagnoli, o sardi, si pappano cene da 500 euro a botta o chiedono un rimborso di 50 cent per andare al cesso?”.

Qui nella sala in cui si ritrovano anche i consiglieri del Movimento 5 Stelle con gli attivisti per le verifiche semestrali, ora arrivano i provinanti da Novellara, Ferrara, Rovigo, Firenze: “Grillo è uguale agli altri”, s’arrabbia il concorrente modenese, “sono tutte promesse mancate le sue. Una volta c’erano i radicali, i comunisti, i socialisti, quella era politica, poi è dilagata la corruzione”. “Per me i grillini invece possono fare bene, il loro è un movimento rivoluzionario, diamogli tempo e faranno la differenza”, aggiunge un ragazzo della provincia bolognese.

“Il nostro è un viaggio sociologico in un paese che cambia e il nostro provino è diventato una sorta di seduta dallo psicanalista”, racconta al fattoquotidiano.it uno degli autori del GF, Fausto Enni, “c’è chi fa outing sulla propria sessualità, coppie che vogliono insegnare ad altre come superare i problemi, chi si vuole togliere dalla disoccupazione in cui versa. Dai nostri incontri percepiamo le difficoltà del paese. Certo il pubblico si sente sempre come nei film di Alberto Sordi pensando di sentirsi migliore, ma dentro la ‘casa’ del GF ci siamo noi, c’è l’Italia”.