Ieri il Fattoquotidiano.it ha ricordato le dichiarazioni di Ignazio La Russa quando Anna Maria Cancellieri fu nominata ministro dell’Interno del Governo Monti: “Voglio spendere una parola per il prefetto Cancellieri, molto vicina al nostro ambiente”. Quale ambiente? Quello degli ex An? Oppure l’ambiente del sistema Ligresti? “Le ragioni della mia stima per la Cancellieri – precisa La Russa – risiedono unicamente nella sua carriera di leale servitore dello Stato”. Sarà.

Certo anche l’amicizia dei Ligresti, originari di Paternò come i La Russa, accomuna l’ex prefetto e l’ex coordinatore del Pdl. Dai tempi del patriarca Antonino La Russa, parlamentare del Msi per decenni e consigliere della holding di don Salvatore, i destini dei due ceppi siciliani si sono uniti in un tronco solido con rami molto freschi. Per esempio la moglie e un amico di Ignazio La Russa sono stati soci dei Ligresti in una società che fatturava nel 2011 ben 8 milioni e mezzo di euro: la Quintogest. Ne parla il 12 ottobre del 2012 Fausto Marchionni, 70 anni, ex amministratore della Fonsai dei Ligresti mentre è intercettato dalla Guardia di Finanza di Torino, con Luciano Gallo Modena, 65 anni, già responsabile sicurezza della società.

Marchionni è preoccupato per l’indagine dei pm e teme proprio per la Quintogest Srl. Creata nel 2007 dalla Fonsai dei Ligresti insieme a due società controllate dalla moglie di Ignazio La Russa, Laura Di Cicco, e da Antonio Giordano, suo amico, per operare nel settore della cessione del quinto, la Quintogest viaggia per qualche anno sul velluto: i soldi per fare credito li offre la Bpm di Massimo Ponzellini (al quale La Russa telefona per chiedere ‘finanza’ nel 2011 mentre è intercettato dalla Procura di Milano) mentre la copertura del rischio arriva dalla Fonsai dei Ligresti, che mette anche un milione e 850 mila euro del capitale di 2,8 milioni per iniziare. A comandare in società però, pur avendo messo meno soldi, sono la moglie e l’amico di La Russa che detengono il 51 per cento delle azioni con diritto di voto tramite la Idi Consulting (34 per cento) controllata dalla moglie di La Russa fino al febbraio 2012 e con la Giordi Srl di Antonio Giordano, che detiene il restante 17 per cento.

Anche il presidente della società è del giro: fino al gennaio 2012 è stato Filippo Milone, consigliere del gruppo, collaboratore di La Russa al ministero e sottosegretario alla difesa nel Governo Monti. Giordano è uomo di amministrazione ed è molto fidato. Non a caso è anche il segretario generale della Fondazione di Alleanza Nazionale che gestisce l’enorme patrimonio lasciato dal vecchio partito. La storia puzza di politica e Marchionni al telefono ci tiene a prendere le distanze: “C’è stato anche quella questione della cessione del quinto, quella lì l’aveva fatta Novarese (Andrea, Direttore Generale della Premafin dei Ligresti, ndr) direttamente con La Russa, purtroppo – prosegue Marchionni al telefono mentre è intercettato – io allora ero amministratore delegato accidenti!”.

Marchionni sostiene di essere stato scavalcato da Novarese (ma fonti di Fonsai sostengono che Novarese non aveva poteri di firma) che avrebbe ceduto alla pressione di Ignazio La Russa: “quella roba lì io ero contrario, poi La Russa, è andato avanti a parlare con Novarese, e praticamente han fatto tutto loro, ne so anche poco di quella roba, perché ero contrario, ho detto a La Russa, ma è macchinoso, si può fare, però … certo che se lui poi ha fatto tutta quella roba con Ponzellini, c’eravamo dentro anche noi, lui dice i problemi han tanti padri, tante famiglie”. Fonsai ha ceduto le sue quote di Quintogest alla Dya di Giuseppe Calabresi che le ha rigirate al Mediocredito Europeo controllato da Massimo Minnucci, che oggi è il socio unico. Il segretario generale della fondazione di An, Antonio Giordano, però è rimasto consigliere e socio (mediante Giordi e My People) con il 15 per cento della società più grande: Mediocredito Europeo.

In un’altra intercettazione Massimo Dalfelli e Piergiorgio Bedogni, due dirigenti che si occupano dei bilanci del gruppo Fonsai, parlano delle parcelle del figlio di La Russa: Geronimo. Avvocato e consigliere fino a giugno 2012 della holding dei Ligresti, Geronimo ha incassato parcelle per 350 mila euro nel 2011 dalla Fonsai mentre lo zio Vincenzo La Russa, anche lui ex consigliere del gruppo, ne ha incassati 320 mila euro nel 2011 e altrettanti nel 2012. Anche Geronimo avrebbe voluto incassarne altre ma, finita l’era Ligresti, il 13 febbraio 2013 i manager del gruppo, se la ridono pensando che non saranno pagate. Dalfelli spiega a Bedogni che faranno la stessa fine di quelle dell’attuario Gismondi: “le porterò all’ammasso dei provvedimenti che Unipol dovrà dare alla struttura insieme alle fatture non pagate di Geronimo”. E Bedogni ride.

da Il Fatto Quotidiano del 7 novembre 2013