“Quando vogliamo girare un film a Bologna, la Film Commission non ci risponde nemmeno al telefono: o sono in ferie o a un festival”. La protesta è di un nutrito gruppo di cineasti, produttori, registi e attori del cinema bolognese che questa mattina hanno messo nero su bianco un ultimatum: o la Bologna Film Commission diventa attiva e funziona, oppure chiuda del tutto.

Un proclama lanciato in prima persona da Emanuela Zaccherini, di mestiere direttrice di produzione, dai primi Ferreri fino a Và dove ti porta il cuore, e a cui hanno fatto seguito gli attori Antonio Landi, i registi Matteo Vicino (suo Outing uscito in decine di schermi italiani la scorsa primavera), Carlo Strata, Pier Paolo Paganelli, e decine di altri presenti nella sala Farnese di Palazzo d’Accursio riempita fino all’orlo. Con loro, ad organizzare l’iniziativa, i consiglieri comunali dei 5 Stelle, Massimo Bugani e Marco Piazza, e i consiglieri comunali e regionali del Pdl, Marco Lisei e Galeazzo Bignami.

“A Bologna non si gira più un film da almeno due anni”, spiega la Zaccherini, “e non perché manchino le idee, le eccellenze professionali, le domande delle produzioni dalle altre parti d’Italia. La causa è un’altra: l’inefficienza o oserei dire l’inattività della Bologna Film Commission”. Basterebbe poco, dicono gli organizzatori della protesta che ha assunto tutti i crismi dell’ufficialità: velocizzare la risposta per pratiche burocratiche, permessi e costi di produzione per chi gira in città, un database come archivio per chi vuole sapere strade, luoghi particolari e scorci cinematografici, ma il problema “è che in questo ufficio sono tutti latitanti”.

“Tempo fa la Bbc voleva girare un video sulla torre degli Asinelli”, racconta il consigliere Bugani, “ma i giornalisti della rete inglese non hanno trovato nessuno e si sono rivolti al baracchino dei biglietti: vi sembra normale? La Bologna Film Commission per esistere esiste, ma non fa nulla”. Lo storico ufficio che a metà anni novanta venne istituito, pioniere in Italia, dal Comune di Bologna, e diretto con accuratezza e con competenza dal funzionario comunale Doriana Bortolini (sua l’invenzione del portale FlashGiovani, ndr), è stata fatta chiudere nel 2005 dal duo Cofferati-Guglielmi per darla in gestione alla Cineteca di Bologna. Poi da quando l’istituzione pubblica diretta da Gianluca Farinelli è diventata ‘fondazione’, la film commission è rimasta in un limbo giuridico di difficile comprensione: “E’ un ufficio interno della Cineteca con una dipendente della fondazione ad hoc, anche se formalmente rimane un ufficio comunale”, sottolinea la Zaccherini, “E poi ospita una casa di produzione privata, la Tempesta di Carlo Cresto-Dina, società che ha sede all’estero e opera in Italia, anche se la film commission ha per legge carattere no profit e deve rimanere indipendente tra le varie associazioni di categoria”.

Con un comunicato ufficiale la Cineteca non entra nel merito dell’aver ospitato il produttore di film importanti come L’Intervallo e Corpo Celeste, in una stanza dell’ufficio senza costi d’affitto in virtù di una collaborazione che non c’entra nulla con le operazioni della Film Commission, ma elenca storia e funzioni della medesima: “Nel 2005 le competenze della Film Commission sono passate, a budget zero, dalle Politiche Giovanili del Comune di Bologna alla Cineteca che ha assunto da quel momento in poi, l’impegno, pur in assenza di risorse, di sostenere e promuovere la produzione audiovisiva dei soggetti operanti sul territorio”. “Non riceve dalla Regione o dal Comune risorse appositamente dedicate alla sua attività e/o di sostegno alle produzioni”, prosegue, “Nonostante ciò ha comunque garantito l’operatività del servizio, assegnando una unità di personale, attrezzature e uffici: in tre anni, tra decine di produzioni come L’ispettore Coliandro e Il commissario De Luca, o Cento chiodi di Olmi.

“Io di Tempesta Film non sapevo nulla”, chiosa l’assessore comunale alla cultura Alberto Ronchi, “quando abbiamo istituito la fondazione Cineteca abbiamo tenuto questo ufficio comunale in stand-by, in attesa come credo avverrà che venga inglobata nella Film Commission regionale dell’Emilia Romagna. Se poi mi si chiede se c’è bisogno di un ufficio comunale solo per dare permessi per entrare in centro o per occupare una strada, rispondo di no. E aggiungo che se ci fossero risorse in più le darei alla Cineteca per proseguire nel lavoro in cui eccelle come il restauro e la distribuzione in sala di vecchi film. La Cineteca non è un nemico della città, ma un’eccellenza”.