La minaccia dei meteoriti potrebbe essere maggiore del previsto e per questo servono più studi e programmi di sorveglianza: è quanto mostrano i dati relativi a origine, traiettoria e potenza del meteorite che nel febbraio scorso è esploso sulla città russa di Chelyabinsk.

I nuovi dati, contenuti in tre studi pubblicati contemporaneamente da Nature e Science, suonano come un campanello di allarme e costringono a rivedere i modelli teorici sulla probabilità di impatto dei meteoriti sulla Terra. Secondo gli autori il numero di oggetti con diametro superiore ai 10 metri potrebbe essere dieci volte maggiore di quanto si pensi. Le analisi sono state coordinate da Jiri Borovicka dell’Accademia delle Scienze Ceca, Peter Brown dell’università canadese Western Ontario e Olga Popova dell’Accademia di Scienze Russa. La rivista Nature lo scorso agosto aveva scoperto che il meteorite caduto sugli Urali faceva parte di un gruppo di almeno 20 asteroidi con la stessa orbita di quello che aveva provocato 1000 feriti

L’asteroide di Chelyabinsk, è stato il maggiore impatto noto di questo tipo, da Tunguska del 1908. Poiché si è verificato in una zona molto popolata e in un periodo in cui telefoni cellulari e videocamere sono all’ordine del giorno è stata un’occasione unica che ha permesso di raccogliere una quantità di informazioni senza precedenti sull’evento. “Finora la fisica della caduta dei meteoriti è stata solo teorica, per la prima volta un evento di questo tipo è stato ripreso in diretta da moltissime persone e da più angolazioni” spiega Ettore Perozzi responsabile delle operazioni del Centro Neo (Near Earth Object) dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa).

I dati prodotti, ha aggiunto, “sono migliori dei test che si possono fare in laboratorio e ci permettono di compiere un grosso balzo di conoscenza su questi eventi”. Dalle informazioni raccolte è stato calcolato che l’onda d’urto della detonazione si è formata a un’altezza di circa 90 chilometri. La palla di fuoco è diventata più luminosa e calda a una altitudine di 30 chilometri quando l’oggetto si è frantumato. L’asteroide era una condrite ordinaria e aveva un diametro di 19,8 metri. Quando è esploso, l’oggetto viaggiava alla velocità di circa 18,6 chilometri al secondo. L’energia dell’evento è stata equivalente a un’esplosione di circa 500 kilotoni (circa 30 volte la bomba che distrusse Hiroshima).

Un parte della comunità scientifica è però perplessa: “dire che il numero oggetti con diametro superiore ai 10 metri potrebbe essere dieci volte maggiore di quanto si pensi mi lascia un po’ perplesso, è un dato che va certificato attentamente” osserva Andrea Milani, dell’università di Pisa e responsabile del gruppo NeoDyS, specializzato nel calcolare le orbite degli asteroidi più vicini alla Terra.

L’articolo su Nature

L’articolo su Science