“In seguito a una protesta non violenta, il 18 settembre scorso, 28 attivisti di Greenpeace, un fotografo e un operatore video freelance che erano a bordo della nave Arctic Sunrise, sono stati imprigionati in Russia. Le autorità russe hanno accusato queste 30 persone di  pirateria, un reato per cui sono previste pene detentive fino a 15 anni. Anche se è stato comunicato che tale accusa sarebbe stata sostituita con quella di ‘vandalismo’ (che prevede un massimo di pena fino a 7 anni), al momento l’equipaggio della nave di Greenpeace è accusato di entrambi i reati. Greenpeace si trovava nei mari artici per manifestare un’opposizione non violenta ai rischi di sversamento di petrolio costituiti dalle attività di una piattaforma petrolifera della Gazprom” (Greenpeace). Tra gli arrestati c’è anche un attivista italiano: Cristian D’Alessandro.

Proprio oggi, per giunta, la polizia fluviale russa ha fermato altri quattro attivisti che, a bordo di gommoni, lungo il fiume Moscova, hanno manifestato per la liberazione dell’equipaggio dell’Arctic Sunrise. Non solo sostengo Greenpeace nella sua giusta battaglia (di cosa sono colpevoli gli attivisti? Della difesa della natura e dell’ambiente? Di pacifismo? Di non-violenza?), ma proprio in questo momento sto predisponendo un’interrogazione prioritaria all’Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell’Unione Europea, Catherine Ashton, affinché si attivi e utilizzi tutti gli strumenti a sua disposizione per risolvere questa situazione nel più breve tempo possibile.