di Fabrizio Galassi e Pasquale Rinaldis – Prendete il suono di Billy Bragg quando si esibiva solo chitarra elettrica e voce;  quel suono secco, scarno a tratti brutale, senza effetti, senza neanche un delay. Con un jack che finisce direttamente dentro l’amplificatore, direttamente nelle tue orecchie. Giovanni Truppi fa così perché vuole parlare con le persone che gli stanno davanti, non tanto per convincerle delle sue idee, quanto per condividere la sua quotidianità: come quando canta del pazzologo e dei due appuntamenti settimanali, ma che non gli risolvono il problema perché, comunque, la sera quando va a letto, lui un pochettino piange.

Cantastorie napoletano, Giovanni Truppi è un musicista jazz. Per varie ragioni, però, ha deciso di fare altro. Di darsi al pop, rivelandosi peraltro un visionario. Anche se poi ti rendi conto che è un tipo concreto, ironico. Sarcastico a volte, senza dubbio un ottimo osservatore. Nelle sue canzoni gli aspetti più banali della vita diventano momenti di commovente grandezza e le tragedie, gli amori, i dolori vengono dissacrati attraverso le lenti dell’intelligenza e dell’ironia. Quando un cantautore ti parla in questa maniera, utilizzando quel suono scarno, da solo sul palco, quello che si crea è un coinvolgimento emotivo di massa, anche se la massa che entra nel 2Periodico Caffè è di circa un centinaio di unità.

La scaletta del concerto comprende tutta la tracklist de “Il Mondo E’ Come Te Lo Metti In Testa”, ma senza il drumming di Marco Buccelli (attualmente in tour negli Stati Uniti con Xenia Rubinos): ‘La Domenica’, ‘Giovinastro’ dove ci tiene a precisare che la sua è una traduzione del brano di ‘Giuvinastro’ di Gianfranco Marziano, ‘Il Mondo è Come Te Lo Metti In Testa’, la stupenda ‘Come Una Cacca Secca’ costruita come uno standard jazz, il singolo ‘Nessuno’, la follia di ‘Lotta Contro la Paura’, la hit (almeno in sala) ‘Ti Voglio Bene Sabino’, la violenta ‘Ti Ammazzo’, la pirotecnica ‘I Cinesi’ per poi arrivare nel climax della serata con ‘Amici Nello Spazio’ che si conclude con: ‘E lui mi dice, lo senti il rumore dell’universo […] Ti posso dare un bacio sulla bocca? Lo sai che non moriremo mai? Io penso che no, non lo so, ma non glie lo dico, e poi gli do un bacio a questo mio amico’, ed è in quel momento, su quella frase, che anche l’impianto di areazione smette di sibilare come a non voler rovinare il tutto.

Ecco, ‘essere veramente nel profondo di un attimo e di un luogo non è una cosa facile da ottenere’. E’ ovvio che non può lasciare il palco e dopo 350 secondi di applausi è obbligato a darci ‘19 Gennaio’ (‘Metti sempre poca lingua quando baci, e stai sempre zitta zitta zitta? […] Io, sinceramente, pensavo che mi aspettavi, o almeno non che ti fidanzavi subito con quel tuo amico di università, […] quello che quando volevo dire quello dicevo quello: quello che sembra ricchione’), la sala si rilassa, ride e a questo punto può piazzare una versione a cappella di ‘Cambio Sesso Per un Po” e la ripresa della title track.

Si accontentano anche i fan del primo album con ‘Franco’, che francamente sembra una canzone rimasta nana perché non le sono state date abbastanza vitamine da piccola, soprattutto se messa a confronto con quelle de ‘Il Mondo E’’Come Te Lo Metti In Testa’. La sala si svuota, tutti con il cd in mano a fare la fila alla cassa per prendere da bere perché durante il concerto era impossibile passare. E con l’impianto di areazione ancora scosso per ‘Amici Nello Spazio’, la sudorazione è a catinelle.