“A disposizione dottò!” Mi ricorda tanto i film di Totò. Dove in dialetto napoletano compariva ossequiosamente almeno un personaggio. La farsa di questo Paese, ben tratteggiata dalla cinematografia a partire dagli anni ’50 ad oggi, continua. Purtroppo non si è mai interrotta e in questi giorni ne abbiamo avuto fulgidi esempi.

In Italia qualunque rappresentante delle più alte istituzioni può dire e fare ciò che vuole senza che dal basso si levi un generale e diffuso sdegno. Può raccontare qualsiasi favola, plasmare la realtà come creta. Dal basso e nelle istituzioni quasi tutti saranno pronti a dare pacche sulle spalle, in stile Zanda “continui la sua battaglia!”. Talmente ridicolo, assurdo, grottesco da risultare arduo raccontare.

Noi ci accontenteremmo invece di un Guardasigilli, di un ministro della Giustizia, che governi al meglio la giustizia in Italia. Ci accontenteremmo della normalità. E’ chiedere troppo?
A memoria non ricordo un ministro della Giustizia che sia stato capace di migliorare la giustizia, di incidere coraggiosamente, con lungimiranza, nell’interesse della collettività, coraggiosamente.

Eppure non è complicato, c’è solo l’imbarazzo della scelta.

La nostra giustizia quanto a efficienza è agli ultimi posti al mondo, in Europa siamo condannati sistematicamente a pagare centinaia di milioni di euro per indennizzi per l’ingiusto processo (durata eccessiva). Il sistema della tutela dei diritti è friabile, incerto, a volte impossibile da raggiungere, in balia com’è di repentini ed opachi interventi legislativi, con anche una giurisprudenza cangiante come un caleidoscopio. La corruzione endemica. Le carceri affollate, fioccano le condanne comunitarie per trattamenti disumani.

Dinanzi ad uno scenario così imbarazzante e inquietante vorremmo solamente un Guardasigilli serio, indipendente, riformatore, la cui unica guida sia cambiare una situazione disastrosa. Non certo un Guardasigilli “a disposizione” ma anzi all’opposto un Guardasigilli ferocemente “non a disposizione” di alcuno. Un Guardasigilli che si preoccupi di fare funzionare al meglio la macchina amministrativa chiedendosi perché ci siano tribunali eccellenti (Torino e pochi altri) e tribunali pietosi dove pare di ritrovarsi in un indecoroso guazzabuglio, perché il processo telematico sia ancora oggi un eterno incompiuto (quanti soldi son stati dilapidati? Perché è ancora così complicato e realizzato in parte e comunque a macchia di leopardo?).

Un Guardasigilli che incontri i magistrati e dica loro “perché molti di voi entrano in tribunale alle 9,30 e se ne vanno alle 12,30? Perché molti di voi trattengono le cause in decisione per mesi e mesi? Perché molti di voi si presentano in udienza senza neppure aver aperto un fascicolo? Perché il Csm è vittima del correntismo? Perché Anm è un centro di potere? Perché il Csm interviene ancora disciplinarmente solo nei casi più gravi? Perché tanti magistrati ancora oggi dedicano molto tempo alla docenza e agli arbitrati? Perché non si promuovono solo i più meritevoli?”.

Un Guardasigilli che poi incontri gli avvocati e dica loro “perché per anni avete consentito l’ingresso a tanti mediante esami farlocchi al Sud? Perché non risolviamo definitivamente il problema dell’elevato numero intervenendo sull’accesso all’università o attraverso una selettiva scuola di formazione? Perché non consentiamo solo ai più capaci di indossare la toga nell’interesse della collettività? Perché non avete svolto con rigore i procedimenti disciplinari? Perché non eliminiamo i parametri e sottraiamo la potestà della liquidazione delle parcelle ai magistrati così realizzando veramente la vostra professione come liberale?”.
Un Guardasigilli che poi riunisca tutti intorno ad un tavolo illustrando loro una riforma seria, semplice ed immediata, ascoltandone i suggerimenti ma con fermezza accompagnata ad onestà intellettuale: “due soli riti processuali per la giustizia civile; un processo esecutivo semplice e celere; eliminazione dell’udienza di precisazione delle conclusioni sostituendola con il deposito telematico del foglio di p.c. (un quarto in meno di udienze per i magistrati); soppressione assoluta del cartaceo; termini perentori per tutti, magistrati inclusi; costi della giustizia accessibili; introduzione di un reato forte della corruzione; lo spostamento di molti carceri nelle strutture già esistenti e l’affidamento a lavori socialmente utili”.

Una giustizia efficiente e compiuta è ciò che chiede da anni l’avvocatura ma anche parte della magistratura. Forse non glielo chiede questa classe politica di impuniti, perché diversamente molti di loro ne sarebbero vittime.
Ci ascolti, si metta “a disposizione” dei cittadini, tutti indistintamente.