Le parole di Napolitano, che in occasione delle celebrazioni del 4 novembre ha affermato che “non bisogna indulgere a semplicismi e propagandismi che circolano in materia di spesa militare e di dotazioni indispensabili per le nostre forze armate”, suscitano la dura reazione di chi da anni si batte, cifre e dati oggettivi alla mano, per ottenere chiarezza e onestà sulle spese della Difesa. “Se Napolitano si riferisce a tutte le frottole e gli sviamenti del ministero della Difesa, tutte documentabili, sono contento che se ne sia accorto”, commenta Francesco Vignarca, coordinatore della Rete italiana disarmo. “Se invece tira in ballo il nostro lavoro, posso solo rispondere che sugli F-35, per fare solo un esempio, siamo in grado di fornire anche il codice dei vari contratti con gli Usa: altro che semplicismi! Contratti che la Difesa continua a firmare in barba alla sospensione del programma stabilita da una mozione del Parlamento. Chi da anni usa la propaganda e la fa ‘facile’ sulle spese militari, dicendo che devono essere garantite a prescindere, è proprio il presidente e tutti coloro che lo supportano a riguardo”.

A proposito di cifre e dati oggettivi, studiando i documenti, allegati e tabelle della legge di stabilità 2014 e incrociando gli stati di previsione dei ministeri della Difesa e dello Sviluppo economico (che foraggia gran parte delle spese militari italiane), emerge innanzitutto che la spesa per l’acquisto di armamenti sale dai 5,4 miliardi del 2013 a 5,8 miliardi nel 2014, in virtù dell’aumento del 14 per cento dei fondi che il Mise mette a disposizione della Difesa per la “partecipazione al Patto atlantico e ai programmi europei aeronautici, navali, aerospaziali e di elettronica professionale”.

Fondi, che serviranno non solo per comprare le nuove navi da guerra “umanitarie” presentate dalla Marina militare come gli unici mezzi in grado di salvare i migranti nel Mediterraneo (785 milioni nel 2014 per le fregate Fremm e 340 milioni l’anno a regime dal 2016 per dodici nuovi pattugliatori), ma anche per altre “dotazioni indispensabili” quali le bombe di precisione per i Tornado, i futuristici droni da combattimento Neuron, le centinaia di nuovi blindati Freccia a otto ruote motrici, una nuova costellazione di satelliti-spia Sicral, i nuovi elicotteri militari Nh-90 e Aw-101 e il sistema di digitalizzazione dell’esercito Forza-Nec/Soldato futuro.

I fondi del ministero dello Sviluppo economico sono destinati anche alle missioni militari internazionali. “Ci si guardi dal discutere con leggerezza di una riduzione in generale dell’impegno dell’Italia sul piano militare al servizio della comunità internazionale”, ha detto il presidente Napolitano. Nel 2014 lo stanziamento per questa voce sarà di 765 milioni, in calo rispetto agli ultimi anni per la riduzione dell’impegno sul fronte di guerra afgano. Ma, anche qui, bisogna fare attenzione a considerare queste spese in prospettiva. E’ interessante infatti, spulciando i consuntivi 2012 della Difesa (resi pubblici solo in questi giorni nei documenti allegati alla legge di stabilità 2014), registrare i 14 milioni di euro spesi per ricostituire le scorte di munizioni sparate dai nostri soldati in Afghanistan o i 38 milioni per ricomprare le bombe sganciate dai nostri aerei in Libia. Queste spese supplementari, diciamo così, non vengono mai conteggiate quando si parla di missioni internazionali.

Napolitano ha infine sottolineato la necessità di proseguire con la “radicale riforma” delle forze armate voluta dall’ex ministro Di Paola, i cui regolamenti attuativi sono proprio in questi giorni all’esame del Parlamento. “Una riforma presentata da tutti i partiti, Pd in testa, come una cura dimagrante a costo zero e che invece, oltre a salvaguardare gli interessi delle industrie di armamenti, mantiene intatti i privilegi e gli sprechi della casta militare a spese dei contribuenti”, commenta Luca Comellini, segretario del Partito per la tutela dei diritti di militari (Pdm). “Voler ridurre gli organici continuando però a pagarli è una presa per i fondelli: il prepensionamento di dieci anni con il mantenimento dello stipendio quasi intero, seguito poi da una pensione integrata per altri cinque anni dall’indennità di ausiliaria per un teorico richiamo in servizio (450 milioni nel 2014, ndr) sono un vero e proprio scandalo”.