Guadagno circa 12mila euro al mese, ho fatto sette legislature e mezzo, ma di soldi non mi ritrovo niente”. Lo afferma Antonio Razzi ai microfoni di “Un giorno da pecora”, su Radio Due. Il senatore Pdl spiega così il suo stato economico: “La gente deve sapere che i nostri collaboratori li paghiamo col nostro stipendio. Io ne ho due che prendono circa 1500 euro al mese ciascuno. Mi restano 9mila euro, ma ci sono tante spese di rappresentanza, di riunione. Alla fine non so quanto mi resta in tasca, ma l’importante è che riesco a viverci”. E sottolinea: “A Roma la vita è cara, gli alberghi non costano meno di 200 euro, io però sono sempre stato in un albergo alla mano, che costava 70 o 80 euro. Non prendo in affitto un appartamento, perché l’ultima volta mi è costato 2mila euro al mese. E così non mi rimane più niente”. L’ex parlamentare dell’Idv, come è sua consuetudine, recita un peana straripante di gratitudine per Berlusconi: “Io non sono né falco, né colomba del Pdl, ma solo proprietà di Berlusconi. Quello che lui mi dice io faccio, anche buttarmi sotto un treno. Ma per salvare l’Italia ovviamente. E sarei anche disposto a morire per lui. Di una morte veloce, come un infarto. Non tradirei mai Berlusconi, piuttosto che tradirlo preferirei morire”. E aggiunge: “Siccome l’Italia è divisa tra nord, centro e sud, ci vorrebbe un Berlusconi al nord, uno al centro e uno al sud. Così sicuramente diventeremo la prima nazione al mondo, l’Italia diventerebbe il giardino del mondo”. Nel finale Razzi si rende protagonista di una spassosa gag involontaria sulle nuove tasse, sul loro nome e sul loro significato. Unica sua risposta pervenuta: “E’ un servizio che si dà ai cittadini”