“Non vogliamo nessun politico” ai funerali dei due ragazzi uccisi. Così Lambros, il padre di Iorgos Fountulis, chiede il silenzio della politica in occasione dell’ultimo saluto al giovane freddato venerdì sera dinanzi alla sede ateniese di Alba dorata assieme a un suo compagno da una semiautomatica Zastava (e non da una mitraglietta Skorpion, come si pensava in un primo momento). Non intende la famiglia recitare la parte di chi attende giustizia, perché sa già che non ci sarà. La nuova strategia della tensione che in Grecia ha avuto inizio con l’omicidio del 34enne rapper Pavlos Fyssas quaranta giorni fa potrebbe non essere casuale. Dai primi rilievi degli inquirenti è emerso subito che a sparare sono stati due professionisti, freddi e determinati a portare a termine il lavoro. Sembrerebbero quindi esclusi dai sospetti anarchici “killer improvvisati”.

Non sono poche le penne che in questi giorni hanno fatto trapelare la possibilità che una delle piste sia anche quella dei servizi deviati o di una strategia della tensione per accendere ulteriormente gli animi in un contesto già sufficientemente terremotato dalla crisi, con la troika attesa nuovamente oggi ad Atene che chiede 2 miliardi di nuove tasse oltre ad altri cinquemila licenziamenti nel pubblico impiego entro Natale: pena la non concessione della nuova maxi rata di prestiti. Insomma, un film già visto, a cadenza trimestrale, dal 2010 a oggi ma con la novità rappresentata proprio dalla destabilizzazione degli estremi a pungolare la politica.

Alcuni investigatori sono propensi a ritenere che l’agguato mortale di venerdì scorso sia da ricondurre alla Setta rivoluzionaria, una compagine anarchica che era stata indicata come responsabile dell’omicidio dell’inchiestista Sokratis Giolias, freddato dinanzi alla porta di casa nel dicembre del 2010 ufficialmente per i suoi post sul fenomeno anarchico nel Paese. Erano i giorni in cui si ricordava il secondo anniversario dell’omicidio del 15enne Alexis Grigoropoulos , morto durante un inseguimento con la polizia il 6 dicembre del 2008: in quei giorni la prima ondata di protesta si era diffusa per le strade di tutte le città del Paese, con una vera e propria guerriglia urbana ad Atene nell’ormai famosa piazza Syntagma, dove qualche anno dopo sarebbero stati i pensionati e i semplici cittadini, vessati dalla crisi, a protestare con il lancio di yogurt contro la sede della Camera dei deputati. Come dire che non ci voleva poi molto ad infiammare ulteriormente un tessuto sociale già provato da un triennio di memorandum, con la povertà galoppante che rosicchia percentuali ogni sei mesi alla classe media, con l’emergenza sanitaria rappresentata dal pesante passivo del Servizio Sanitario Nazionale, con i medici della mutua “costretti” a visitare anche duecento pazienti al giorno per via dei tagli che sono stati fatti dal governo praticamente in ogni settore, anche in quelli nevralgici come la sanità o il welfare.

Intanto da fonti giudiziarie si apprende che ben tre sono le telecamere che hanno ripreso integralmente l’agguato, sotto gli occhi di sette testimoni oculari che sono in queste ore sotto interrogatorio. La moto utilizzata per il blitz, ritrovata poche ore dopo nella zona dell’aeroporto ateniese a Markopoulos, presenta tracce di dna che la scientifica sta analizzando. Mentre le indagini proseguono, il signor Lambros affida a facebook il proprio sdegno e dice di non volere che l’asfalto della città sia innaffiato con il sangue. Per questo la famiglia del giovane ucciso non vuole la presenza di alcun politico, non vuole corone né fiori. Se qualcuno intende compiere un gesto, osserva, “all’ingresso della chiesa c’è una scatola dove chi vuole può fare un’offerta” per una fondazione di beneficenza. In precedenza, intervistato dall’emittente Ant1, il padre del giovane si era chiesto: “Cosa hanno risolto? Hanno sconfitto il fascismo? Hanno sconfitto Alba dorata? No, hanno solo ucciso il nostro bambino”.

twitter: @FDepalo