Con me no metodo Boffo…“, così la ministra Cancellieri ha liquidato critiche e richieste di dimissioni, anzi ha persino aggiunto: “Lo conosciamo bene quel metodo usato in altre stagioni…” Dal momento che tanti altri hanno già affrontato nel merito la questione relativa alla famiglia Ligresti, vorremmo, invece, dedicare la nostra attenzione a questo ambiguo riferimento al metodo Boffo.

Per altro quel metodo, sarà bene ricordarlo, fu utilizzato per randellare l’allora direttore dell’Avvenire, Boffo, e per colpire una testata che aveva osato cominciare a manifestare qualche timida critica nei confronti del governo Berlusconi in materia di etica, di famiglia, di politiche della immigrazione e dell’accoglienza.

A quelle critiche le squadracce del conflitto di interessi reagirono pubblicando dossier sulla vita privata di Boffo, mettendolo alla gogna, minacciando lui e i suoi collaboratori, utilizzando un impressionante arsenale mediatico. Lo stesso metodo era stato utilizzato per colpire e mettere alla berlina i magistrati sgraditi, a cominciare da quel giudice Mesiano che fu pedinato, ripreso e sbattuto in tv come individuo “Socialmente pericoloso” a causa del colore dei suoi calzini.

Dal momento che i mandanti e gli esecutori di quei “pestaggi” non ci risultano essere tra coloro che chiedono le dimissioni della Cancellieri (anzi!), perché la ministra ha voluto rievocare il metodo Boffo?
Poiché lo ha fatto vorrebbe ora dirci cosa sa di quella vicenda? Chi furono i mandanti e gli esecutori?

La ministra della Giustizia, già agli interni, può fare una telefonata per farsi raccontare dagli addetti ai lavori tutti i particolari di quella aggressione programmata, coordinata ed attuata con clinica determinazione?
Dal momento che mercoledi dovrà spiegare alla Camere le ragioni della telefonata sul caso Ligresti, provi a spiegare se, per pure caso, tra gli inventori del cosiddetto “metodo Boffo” non ci sia anche qualche vecchio amico della medesima famiglia Ligresti.