Zoccoli di legno femminili a mille euro, la valigia marchiata di una vittima a 580 euro, uno spazzolino da denti di un campo di concentramento a 171 euro. Ma anche stelle gialle di David e braccialetti da esibire come segno di riconoscimento. Perfino un’uniforme a righe di un prigioniero, un fornaio polacco morto ad Auschwitz. La divisa era stata messa all’asta per circa 13mila euro, con tanto di fotografia d’epoca di alcuni deportati, a garanzia dell’autenticità del prodotto. In bella mostra sul sito di eBay erano finiti gli effetti personali di ebrei morti nei campi di sterminio: una vera e propria galleria della Shoah.

A denunciare la vicenda è stata la stampa britannica in seguito a un’inchiesta del domenicale Mail on Sunday: poche ore dopo, eBay è stata travolta da un fiume di rabbia e proteste. Così la società è stata costretta alle pubbliche scuse e a ritirare i circa trenta oggetti che ricordavano una delle più orribili vicende della storia. “Siamo molto dispiaciuti – si legge nella nota -. Non consentiamo annunci di questa natura e dedichiamo un’attenta sorveglianza grazie al personale competente e all’utilizzo delle più moderne tecnologie per rilevare oggetti che non dovrebbe essere in vendita . Siamo molto spiacenti di non essere stati all’altezza dei nostri standard”.

Le pubbliche scuse con tanto di denaro devoluto in beneficenza (circa 30mila euro, quasi a voler espiare la colpa di non aver vigilato bene sulle compravendite) di certo non sono bastate a sedare gli animi. Lo choc e l’indignazione dei familiari delle vittime dell’Olocausto hanno fatto tremare il sito di vendite online, che ottiene i suoi profitti dalle commissioni della compravendita. Tanto più che la società ha affermato che gli oggetti sono sfuggiti al solito controllo. Segno che questi stessi controlli andrebbero rivisti.

Ebay, il cui primo presidente Jeffrey Skoll era – ironia della sorte – di origine ebraica, ha ammesso al quotidiano britannico di non sapere da quanto tempo il suo sito sia alla mercé di questi venditori senza scrupoli, anche se il Mail racconta la storia di un amante di oggetti nazisti che si era vantato di aver venduto già un anno fa, e per una somma piuttosto considerevole, la divisa di un deportato di Auschwitz. La vendita di oggetti di epoca nazista non è vietata nel Regno Unito. Lo è però in Germania, Austria e Francia. Nel 2000 il portale Yahoo era stato denunciato in Francia proprio per una vendita all’asta di cimeli nazisti.

Resta da capire chi sono gli inserzionisti, capaci di lucrare su una delle vicende più orribili della storia. Lo stesso quotidiano inglese ha intercettato uno di loro: Viktor Kempf, ucraino che vive a Vancouver, in Canada, l’uomo che aveva messo all’asta l’uniforme a righe del panettiere polacco. Al Mail ha detto di essere uno storico e di aver recuperato gli oggetti da un fidato commerciante americano. L’uniforme messa in vendita apparteneva a Wolf Gierson Grundmann, il cui numero di serie cucito al petto della camicia a righe era 9489. Kempf l’ha trovato dopo una ricerca condotta su un database delle vittime dei campi di sterminio nazisti in un centro di Gerusalemme. Grundmann, nato nel 1912, era un fornaio polacco.

Il venditore ha affermato che, pur riconoscendo che la maggior parte della gente possa considerare “sbagliata” la messa in vendita della divisa del deportato, per lui questi oggetti fanno parte di una ricerca per un saggio cui sta lavorando e ha aggiunto che se fosse un discendente di queste vittime, lui stesso li acquisterebbe, “proprio per ricordarli”. Ricordare sì. Ma forse un museo sarebbe più adatto di eBay.

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