Alcune incontrovertibili verità sul nostro sistema fiscale. Primo, non è pienamente attuato l’art. 53 della Costituzione che prevede la progressività delle imposte in base alla capacità contributiva, concetto che comprende evidentemente sia il reddito che il patrimonio. Secondo, l’iniquità del sistema è aggravato dall’evasione generalizzata che vede in prima fila liberi professionisti, commercianti e imprenditori.

Terzo, per effetto del combinato disposto dei punti uno e due sono i più ricchi a subire meno il peso delle imposte. Ciò risponde del resto da un lato a un preciso postulato della dottrina economica neoliberista e dall’altro alla forza politica di costoro, che pur in netta minoranza dal punto di vista sociale sono ben più organizzati e consapevoli di sé di poveri, lavoratori e classe media.

Quarto, il governo Letta ha ulteriormente aggravato tale iniquità, aumentando anche l’importo complessivo dell’imposizione fiscale: secondo i dati recentemente diffusi dal Cgia di Mestre nel 2014 pagheremo 1,108 miliardi imposte in più. Si tratta di un carico fiscale aggiuntivo ulteriormente sperequato e destinato a gravare prevalentemente sui settori a reddito basso e medio.

Sono quindi necessarie misure di riequilibrio, sia mediante un’imposta patrimoniale generalizzata ed effettiva, sia mediante l’innalzamento delle aliquote che gravano sui redditi più elevati (perfino il Fmi indica la necessità che tali aliquote vadano dal 55% al 70%, mentre in Italia sono pari al 43% e in Germania al 45%), sia mediante misure di lotta all’evasione fiscale che non si limitino ai blitz propagandistici di Equitalia a Cortina o in qualche altro ricetto di riccastri veri o presunti. 

L’Imu non può certo costituire un surrogato di imposta patrimoniale, sia per il suo carattere sperequato sia perché colpisce solo un aspetto del patrimonio senza distinguere in modo adeguato tra le varie fasce di reddito. La funzione del prelievo fiscale appare di fondamentale importanza in qualsiasi società, tanto più se avanzata e complessa, sia per riequilibrare le crescenti disparità economiche, in ossequio fra l’altro all’art. 3, secondo comma della Costituzione secondo il quale “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”. 

E’ chiaro infatti che la rimozione di questi ostacoli si può avere solo con un intervento pubblico che richiede l’acquisizione di mezzi e risorse idonee attraverso il prelievo fiscale. Nel contempo sono necessarie misure di semplificazione del sistema fiscale e di esenzione per le imprese che risultino meritevoli dal punto di vista sociale e ambientale, ovvero producano innovazioni positive.

Il disastro del neoliberismo, i cui terribili risultati sono sotto gli occhi di tutti, richiede una svolta decisa. Il taglio alla spesa pubblica e le privatizzazioni costituiscono con ogni evidenza l’abdicazione dello Stato ai suoi compiti di promozione del progresso sociale e la violazione della Costituzione repubblicana nei suoi principi fondamentali. Non è del resto casuale che un progetto di questo tipo sia stato fatto proprio dal governo neodemocristiano di Letta, che progetta di modificare la Costituzione.

Questo governo, che è del resto apertamente sostenuto dal partito dell’evasione fiscale (Pdl) il cui insostituibile leader storico è stato condannato per gravi reati fiscali, non farà nulla di buono in questo come in altri campi, aggravando ulteriormente una situazione già fortemente compromessa. Né qualcosa di positivo emerge dai programmi del trionfatore annunciato delle assiste del P meno elle, quel Renzi che, se si riesce a dare un senso alle sue affermazioni generiche e a superare la forte impressione di nulla assoluto che egli infonde in chi lo ascolta,  si ispira fortemente a Tony Blair e al neoliberismo in versione “di sinistra”.

La situazione insomma, se pur confusa, non è per nulla eccellente e richiede la riemersione di quel punto di vista di sinistra condannato transitoriamente all’oblio dall’inadeguatezza della classe politica che si era assunta il compito di difenderlo e diffonderlo e che va rinnovata dalle fondamenta.