Nonostante ci sia stata la prima telefonata dal 1979 tra un presidente degli Stati Uniti e uno dell’Iran tra e nonostante a Ginevra i colloqui si siano svolti in un clima positivo la guida suprema iraniana Alì Khamenei” è scettico sull’accordo che l’Iran potrà raggiungere con l’Occidente sulla questione nucleare. “Non sono ottimista” sui negoziati nucleari ma le trattative non produrranno alcuna perdita per l’Iran“. In un discorso agli studenti a Teheran l’ayatollah spiega che “l’esperienza aumenterà il potenziale della Nazione”. Rivolgendosi a Israele, la massima guida spirituale iraniana si rivolge ai “sionisti” chiamandoli “regime illegittimo e bastardo”.

Se i negoziati sul nucleare arriveranno a una conclusione, ha detto ancora Khamenei, “sarà un bene”. In caso contrario comunque, ha aggiunto, l’Iran sarà in grado di resistere e “reggersi sulle proprie gambe”. Il leader tra l’altro ha esortato a non indebolire “chi assolve al proprio compito” come fanno i negoziatori nucleari iraniani. 

Khamenei ha inoltre esortato a non chiamare “inclini al compromesso” i negoziatori iraniani per il nucleare: “Sono i nostri figli e i figli della rivoluzione“, ha detto aggiungendo che il compito dei negoziatori è “difficile”. L’ayatollah ha detto che “tutte le ambasciate americane dei paesi più vicini” agli Stati Uniti sono “covi di spie”. Alla vigilia del 34° anniversario della presa dell’ambasciata Usa a Teheran, Khamenei ha aggiunto che la rivoluzione islamica era nel giusto a considerare la sede diplomatica Usa un centro di spionaggio.

Benyamin Netanyahu nella riunione domenicale di governo a Gerusalemme risponde a distanza al leader islamico: “Bisogna mantenere la pressione sul regime dell’Iran. Ci sono cambiamenti – ha aggiunto secondo i media – nell’opinione pubblica iraniana. Per quanto, come avverrà domani nel giorno ‘morte all’America’ che si svolge da 34 anni, nel passato analoghi appelli sono stati fatti contro di noi”. Sui negoziati di pace, Netanyahu ha detto che i palestinesi “devono abbandonare la richiesta del diritto al ritorno o ogni altra rivendicazione”.