Ti sembra possibile? Ma dimmi, tu ne sapevi qualcosa di questo fondo straordinario per le vittime di mafia? Ah, nemmeno tu? E come mai la figlia di Lima lo sapeva?”. Elena Fava è una signora mite e gentile resa combattiva dalle circostanze. Suo padre era Pippo Fava, il direttore de I Siciliani, il mensile che denunciò pressoché in solitudine lo strapotere al sapor di mafia dei celebri cavalieri del lavoro catanesi.

Fu ucciso il 5 gennaio sera del 1984 davanti al teatro Stabile, proprio mentre stava andando a vedere recitare la nipotina Francesca, la figlia di Elena. “Chissà, forse è stato ucciso mentre già aveva negli occhi Francesca che faceva la parte del bambino muto di Pensaci Giacomino conTuri Ferro, l’aveva proposta lui per quella parte”. Fava è certo una delle vittime simboliche della infinita lotta contro le cosche, anche se all’inizio si cercò di farlo passare per un Pecorelli siciliano o per la vittima di una storia di donne. Anche se le indagini andarono anzitutto a frugare nei conti correnti dei redattori della rivista.

Elena non dimentica nulla di quei mesi terribili. Come il fratello Claudio si è caricata sulle spalle l’eredità paterna. Ha dato vita alla fondazione intitolata a quello che fra tanti ex giovani giornalisti catanesi è ancora, quasi per antonomasia, “il Direttore”. Non ha mai ricevuto fondi statali o regionali, nonostante la domanda per entrare “nella famosa tabella H della Regione”. “I soldi li mettiamo noi. La dotazione iniziale obbligatoria per istituire la fondazione è costituita da diecimila euro e dai quadri o dai copioni teatrali di mio padre. Un contributo parziale dall’assessorato ai Beni culturali della Regione l’abbiamo avuto solo per ripubblicare i due libri, Un anno e Processo alla Sicilia”.

Morale: Elena si barcamena tra lettere che giacciono nei cassetti regionali, soldi che ritardano e urgenze che premono. In attesa di un immobile confiscato che possa fare da sede. Finché ha saputo alcuni giorni fa della dichiarazione resa da Susanna Lima al processo sulla trattativa Stato-mafia, dove era stata convocata come testimone. Richiesta sotto giuramento dall’avvocato Enza Rando, legale di Libera, se avesse percepito il contributo del fondo di rotazione per i familiari delle vittime della mafia, la figlia del chiacchieratissimo capocorrente andreottiano ha ammesso di sì.

Elena è incredula. “Un milione e 800 mila euro, mettiamo anche che non sia proprio questa la cifra, ma lo sai quanti parenti di carabinieri o poliziotti, poveri cristi che hanno dato la vita per il dovere, sono lì a sbattersi con la pensione che non basta, per fare studiare i figli che crescono e non hanno mai saputo nulla di questa possibilità? Perché non siamo stati avvertiti, con tutti gli avvocati che ci hanno assistito in questi anni? Se non l’abbiamo saputo io e te, come vengono date queste informazioni? È possibile che una vedova già colpita per sempre nei suoi affetti debba andarsi a cercare nei meandri delle leggi che cosa le spetta?”.

Elena preferisce non soffermarsi troppo su quel che ha scatenato l’indignazione tra molti parenti e non solo, ossia che lo Stato abbia messo sullo stesso piano chi è morto lottando contro la mafia e chi, in base agli atti parlamentari della commissione Antimafia, è stato il perno delle relazioni tra mafia e politica, a partire dal famigerato “sacco di Palermo” degli anni cinquanta e sessanta. “Certo, questo colpisce anche me. Ma mi inquieta in generale questa disparità di informazioni su un tema, l’antimafia, che vuol dire trasparenza dell’informazione”. Non c’è acredine nelle parole della donna. C’è sorpresa, sorpresa amara, perché neanche “dopo” avverte il giusto rispetto per chi cadde nella speranza di liberare la sua isola.

“Quest’anno a gennaio si celebrerà il trentennale. Inizieremo la sera del 4 al teatro Stabile. Si rifarà il cammino teatrale di Fava, con molte letture, partendo da Cronaca di un uomo, anche se la vera prima opera teatrale fu La qual cosa, scritta, pensa, con Pippo Baudo. Il giorno dopo verrà consegnato il premio giornalistico intitolato a lui, quest’anno andrà a Maurizio Chierici. Vuoi sapere chi paga? Direttamente io e Resy, la vicepresidente, che ci è stata sempre vicina, calcoliamo i tempi già da ora per ridurre i costi del-l’aereo … Vedi a che servirebbero quei soldi, almeno in parte, se solo qualcuno me ne avesse parlato? La fondazione, le attività per ricordare mio padre. Non dovere piatire, sollecitare, non sentirti un questuante quando ti dicono che è sparita la pratica. Mi piacerebbe fare venire giovani anche da fuori Catania. Ma al massimo potremo trovare delle ospitalità nelle case. C’è però una bellissima novità: un bando di concorso che farà il ministero dell’Istruzione per i ragazzi delle scuole, si chiamerà ‘ Oltre la facciata’. Premierà la capacità di vedere e raccontare. Dedicato a Giuseppe Fava”.

Storie di mafia e di antimafia che si susseguono, lo Stato che ancora oggi mostra due facce. Come nella Sicilia di trent’anni fa. Un prefetto che cade contro la mafia a Palermo. Un prefetto che partecipa sorridente all’inaugurazione del salone automobilistico Renault di Nitto Santapaola a Catania. Un solo giornale ebbe il coraggio di denunciarlo. Si chiamava I Siciliani, direttore Pippo Fava.

Il Fatto Quotidiano, 3 novembre 2013