A Lucca Comics&Games 2013 c’è il fenomeno Zerocalcare, il 29enne romano che col suo graphic Dodici si è incuneato nella top 5 della narrativa italiana. C’è Simon Tofield, autore del serafico Simon’s Cat. Ci sono il belga Hermann, narratore di apocalissi futuribili, c’è la presentazione del nuovo corso di Dylan Dog col curatore Roberto Recchioni. Insomma, Lucca Comics, la kermesse che apre il 31 ottobre e chiude il 3 novembre nella cittadina toscana (180 mila visitatori l’anno scorso), ricorda a tutti che il fumetto è soprattutto evasione. Ma tra i banchi di piazza Napoleone e dintorni fa capolino anche il fumetto che si mescola con la realtà. Oltre a David Lloyd, il pennino di V for Vendetta, e a Guy Delisle, autore di reportage a fumetti da ogni parte del mondo, c’è Gipi, che dopo aver partecipato da regista al Festival del Cinema di Venezia torna alle vignette con Una storia (Coconino), dove uno scrittore con la crisi di mezza età finisce in ospedale psichiatrico e si lascia ossessionare dalle lettere del bisnonno, che dalle trincee della Grande Guerra scrive alla moglie la sua disperata voglia di riabbracciarla.

Poi c’è Elettra Stamboulis, che per le chine di Gianluca Costantini racconta, in Arrivederci Berlinguer (BeccoGiallo), la sua iniziazione alla politica attiva, a 13 anni, ai funerali di Enrico Berlinguer, nel 1984. E di un’altra, drammatica iniziazione parla L’inverno di Diego (The Box), di Roberto Baldazzini. Per l’autore di Vignola, 55 anni, noto ai più per le avventure stranianti e conturbanti di Casa Howard e della trans Beba, si tratta di un’importante novità: il partigiano Diego, che nel 1943 fugge sulle montagne sopra Modena disobbedendo al padre repubblichino, è il suo primo eroe maschile, e a 70 anni dalla nascita delle prime bande partigiane la sua storia dovrebbe essere la prima di quattro, come recita il sottotitolo: “Le quattro stagioni della Resistenza”. Racconta Baldazzini: “Tutto nasce nel 2007, quando lessi il bando del generale Graziani, che il 9 novembre del 1943 chiamava alle armi i ragazzi dai 18 ai 20 anni nel territorio della Rsi”.

Il clima di quei giorni riecheggia in un altro bando, con cui il comune di Modena avverte che in caso di renitenza alla leva “saranno presi immediati provvedimenti anche a carico dei capi famiglia”. Paura, terrore, disordine, divisioni che spaccano in due case e focolari: c’è anche questo nella storia di Diego, che sfugge alla leva e da solo si unisce a un piccolo gruppo di partigiani. Ma poi si accende una sigaretta nel corso di uno spostamento, il che permette ai nazisti di individuare la banda in lontananza, saltarle addosso e sterminarla. Unico superstite, mentre viene torturato Diego affronta di nuovo suo padre. “Nel secondo episodio” prosegue Baldazzini, “vorrei raccontare come la popolazione realizzò, lentamente, che i partigiani potevano cambiare le sorti del Paese”.

Per le sue ricerche l’autore si è avvalso di una consulenza speciale: quella di Alfredo Cavazzuti, medaglia d’argento, partigiano cattolico della Brigata Italia, che nel modenese contava, nel 1945, oltre 1500 unità. Nel dopoguerra Cavazzuti, morto nel 2009, entrò nella Stay Behind, quella Gladio che la Nato creò per reagire nel caso di occupazione sovietica. “Ma con lui non parlai mai di questo. Invece mi ha fornito dettagli preziosi sulla vita quotidiana dei partigiani”, dice l’autore. “Ora vorrei creare un laboratorio che riunisca altri lavori a fumetti su quel periodo in un progetto comune”. Fumetti resistenti, per l’Italia del 2014.

di Alessandro Trevisani