Sento anche io una sorta di dovere morale. Anzi, aggiungo, sento un profondo senso di colpa per chi vive il carcere e ne soffre, e vorrei davvero poter fare qualcosa.

Quello che mi manca è l’autorità politica del ministro Cancellieri e la sua agenda telefonica.

Altrimenti farei, e avrei già fatto nel corso degli anni, anche io qualche “telefonata”. Avrei chiamato i funzionari del carcere di Regina Coeli nei giorni in cui si consumavano le violenze su Stefano Cucchi. Avrei chiamato il Capo della Polizia per impedire l’irruzione nella Diaz nei giorni del G8 di Genova, o i magistrati l’indomani per annullare i fermi. Avrei chiamato i giudici che hanno disposto la carcerazione preventiva di Silvio Scaglia, o quella di Elena Romani, successivamente assolta per il presunto omicidio della figlia.

Avrei chiamato chi ha messo in carcere Arianna Iacob, badante, condannata a 14 anni per  l’omicidio della sua assistita che in realtà era morta per infarto o chi ci ha messo Gianfranco Callisti, che ha scontato 6 mesi di carcere per un’intercettazione erroneamente trascritta. Avrei chiamato i magistrati che hanno disposto la carcerazione di Laura Paronnuzzi, oltre un mese dietro le sbarre per uno scambio di persona o di Melchiorre Contena che, a metà anni ’70, scontò trenta anni di carcere prima della scoperta dei veri colpevoli. Avrei chiamato il responsabile delle guardie carcerarie che hanno messo in isolamento Carlo Saturno, poi trovato impiccato a un lenzuolo, a 22 anni, nel carcere di Bari.

Oppure forse, se avessi l’autorità del ministro Cancellieri, farei solo tutto ciò che rientra nelle competenze di un ministro della giustizia: risolverei la questione del Cie di Lampedusa, degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, dell’inferno delle carceri italiane, dove a volte sono stipati 20 detenuti per cella, dove il numero dei suicidi è impressionante. Semplicemente farei né più né meno del ministro delle giustizia di tutti gli italiani.

In un paese che non ha il coraggio di varare un’amnistia perché è impopolare e che non ha i soldi per garantire strutture detentive migliori, la soluzione è stata finora far finta di non vedere. Anna Maria Cancellieri con la telefonata “ad Ligrestum” ha ammesso candidamente di sapere, ma di voler intervenire solo per qualcuno. Ha confermato l’odioso stereotipo che chi detiene il potere politico non lo usa per migliorare la vita delle persone ma solo per tutelare sé stesso e la propria cerchia di conoscenze.

Quello che ha fatto non è troppo diverso dalla chiamata in questura di Berlusconi per far rilasciare Ruby Rubacuori, ma non è questo, a mio parere, il profilo è più rilevante.

La questione è quanto valga la vita, la salute e la libertà delle persone. La questione è se davvero la giustizia sia uguale per tutti. Per il ministro Cancellieri è evidente che non è così, e l’unico dovere morale che ha è quello di dimettersi