Ma che deve fare Berlusconi per decadere da senatore? Deve invadere la Polonia? Deve bombardare l’Uganda? Deve impiccare il cane Dudù? Qui stiamo parlando di una cosa che in qualsiasi altro Paese normale sarebbe già avvenuta per decenza”. Sono le parole di Andrea Scanzi, protagonista di un vivace scontro in più match col vicedirettore de “Il Giornale”, Salvatore Tramontano. I due giornalisti, ospiti di “Otto e mezzo”, su La7, dibattono a suon di colpi di fioretto sulla decadenza da senatore di Silvio Berlusconi. Secondo Tramontano, è in atto “uno schiaffo alla democrazia”, un disegno preciso per colpire le regole democratiche da almeno vent’anni. La firma de “Il Fatto Quotidiano” ribatte: “Ma di cosa stiamo parlando? E’ curioso che i berlusconiani parlino di regole a giorni alterni con quest’attenzione bipolare”. Tramontano, sfoderando la tesi di Nitto Palma, asserisce che l’incandidabilità di Berlusconi è una sanzione amministrativa e, come tale, non è retroattiva. “La giustizia non ha accertato il reato a cui è stato condannato Berlusconi” – afferma, scontrandosi con Salvatore Di Pardo, legale di Ulisse Di Giacomo, che dovrebbe subentrare a Berlusconi al Senato – “Non ci sono prove, ma solo molti punti oscuri. Non ci scordiamo chi è D’Esposito. E la sconfitta di Berlusconi non avviene a livello elettorale, ma a livello di giustizia. Finchè avrà i voti, ha lui la leadership”. Non ci sta Andrea Scanzi: “Non è colpa della magistratura o della legge italiana se Berlusconi ha frodato il fisco e ha commesso tanti altri reati. E questa concezione secondo cui è stato votato da milioni di italiani non lo rende illibato, incensurato e inattaccabile. E’ un concetto garantista che va molto di moda tra i falchi del centrodestra”. Il giornalista poi scommette sulla successione dinastica del Cavaliere (“se il futuro è Alfano, cioè Don Abbondio, buonanotte”) e a Tramontano, che ribadisce l’inapplicabilità della legge Severino per una legge dell’81, replica: “Adesso avete scoperto questo mantra della sanzione amministrativa, ma la legge Severino è stata ritenuta retroattiva fino all’agosto 2013. E non solo in linea teorica. E’ stata applicata a Dell’Utri e a De Gregorio, che non sono stati quindi candidati. Ed è stata applicata non una volta” – continua – “ma ben 37 volte: 20 volte per consiglieri comunali e provinciali, 17 volte per consiglieri regionali. Quasi tutti del centrodestra. E di quei consiglieri non ve n’è fregato niente, perché non erano Silvio Berlusconi“. E aggiunge: “Quando il centrodestra ha scoperto di aver approvato una legge che paradossalmente avrebbe ucciso politicamente Berlusconi e quindi ha fatto un autogol straordinario che neanche Niccolai, allora ha detto: ‘Come facciamo ad arrampicarci sugli specchi?’. Io ho la sensazione che gli specchi siano finiti