Fra le disposizioni della nostra Costituzione che vanno applicate, riempiendo un vuoto e sanando una mancanza oramai ultracinquantennale, vi è il comma 3 dell’art. 10, secondo il quale “lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge“. La legge di cui parla tale disposizione non è infatti mai stata adottata. 

La mancanza di tale legge spiega in parte le sofferenze dei richiedenti asilo che negli ultimi tempi hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere il nostro Paese, senza neanche la possibilità di celebrare un funerale degno di questo nome, mentre coloro “colpevoli” di non essere periti conducono un’esistenza grama nei campi di identificazione ed espulsione, la cui stessa esistenza rappresenta un’altra evidente violazione dei principi costituzionali.

Eppure quella disposizione fu introdotta proprio come segno tangibile del ricordo di quello che fu la lotta antifascista e l’esilio che per molti ne conseguì. Molti italiani durante il regime fascista furono infatti costretti ad emigrare per motivi politici e razziali trovando asilo in Paesi come la Francia e gli Stati Uniti. Riconquistata la democrazia, si volle in tal modo ricordare questa circostanza, nella comprensione profonda che solo la solidarietà internazionale costituisce la garanzia della tutela dei diritti umani, della pace e dello Stato di diritto.

D’altronde l’Italia è stata anche sempre un Paese a forte vocazione migratoria. Si calcola che le persone di origine italiana all’estero siano almeno pari a quelle che vivono entro i confini, ma probabilmente sono molte di più. Tutti noi abbiamo parenti che si sono trasferiti all’estero in tempi anche remoti. Ma anche da questo punto di vista si stenta ad avere un governo razionale del fenomeno migratorio che non sia condizionato dalle paure e dalle paranoie strumentalizzate da forze politiche come la Lega o il Pdl, e al cui fascino purtroppo neanche Beppe Grillo, come dimostra la sua ingiustificabile condanna dell’iniziativa del Movimento Cinque Stelle a favore dell’abrogazione del reato di clandestinità, posizione dalla quale occorre augurarsi che receda al più presto, dimostrando di avere più a cuore i principi che non meschini e probabilmente anche infondati calcoli elettoralistici. 

La responsabilità della situazione di malgoverno del fenomeno migratorio e dei crescenti flussi di rifugiati non è del resto tutta e solo del nostro deplorevole ceto politico, specie nelle sue componenti più sensibili alle sirene del razzismo più o meno mascherato. Ci sono anche pesanti responsabili dell’Europa che si chiude su se stessa, nella fallimentare illusione di frapporre un muro al flusso di esseri umani in cerca di dignità ed accoglienza che vengono dalle zone più disastrate del pianeta. Un’impostazione che, come ricorda un politico europeo di una certa levatura come il socialdemocratico tedesco Martin Schulz, richiede oggi, di fronte a una tragedia come quella di Lampedusa e agli oltre duemila morti in mare che si sono registrati negli ultimi anni una svolta decisa. All’insegna di una maggiore solidarietà fra gli Stati membri ma anche di una maggiore apertura nei confronti delle istanze di migranti e richiedenti asilo.

Basare le politiche europee e nazionali in materia di immigrazione e asilo sui principi del diritto internazionale costituisce oggi un imperativo urgente per tutti i Paesi europei ma soprattutto per l’Italia. Ne parleremo martedì 29 alle ore 16 al Cnr in occasione della presentazione del volume “Immigrazione, asilo e cittadinanza universale” curato dal sottoscritto. Occorre in effetti prendere spunto positivo dal fenomeno dell’immigrazione per far sì che, come scrivo nel mio saggio in apertura del libro “lo Stato riesca, in ultima analisi, a farsi strumento e meccanismo della necessaria cittadinanza universale“. Una sfida che richiede molte impegnative scelte sul piano della politica, dell’economia e della società che in ultima analisi vanno a beneficio anche dei cittadini di più antico insediamento, i cui antenati hanno, in molti casi, percorso in tempi più o meno recenti le strade dell’emigrazione.