L’economia italiana non cresce da circa venti anni ma secondo alcuni questo non è un problema, perché anzi bisognerebbe rifiutare la logica dello sviluppo e della crescita, cambiare modello e porsi altri obiettivi. Vale la pena allora dire due parole, forse banali per alcuni, ma sicuramente utili per rispondere a chi sostiene che non dovremmo più preoccuparci della crescita economica.

La crescita del prodotto (crescita economica) è davvero un indicatore sbagliato?

Gli economisti sono troppo interessati al benessere materiale e dimenticano altri indicatori come la qualità dell’ambiente o il benessere psicologico?

Quale sono i benefici della crescita economica?

Va detto innanzitutto che noi italiani, europei, occidentali, siamo talmente ricchi che diamo per scontati tutta una serie di fattori legati alla ricchezza economica. Se parlassimo con gli abitanti del Mozambico o del Laos scopriremmo come molte cose che per noi sono garantite, per loro non lo sono per niente.

Prendiamo la “speranza di vita”. La speranza di vita, cioè il numero di anni che in media ciascun abitante di un certo paese alla nascita potrà attendersi di vivere, dipende dal reddito economico e cresce al crescere del reddito nazionale. Le ragioni sono in parte ovvie: i cittadini di paesi ricchi (come l’Italia) hanno un’alimentazione migliore, hanno accesso ad acqua e ad alimenti in abbondanza, sono vaccinati contro una serie di malattie, vivono in città con sistemi fognari, e hanno sistemi sanitari e farmaci molto avanzati. Questi fattori riducono la mortalità infantile, allungano la vita degli adulti e consentono di curare le persone nel corso della vita. Il risultato è che la speranza di vita in Italia sia tra le più alte del mondo. Nei paesi ricchi le case sono riscaldate in inverno e spesso condizionate d’estate e questo accresce la protezione da una serie di malanni.

Ma la speranza di vita dei cittadini dei paesi avanzati cresce anche per motivi meno ovvii. Una ragione è legata al fatto che nei paesi avanzati si registra un progressivo aumento dei posti di lavoro nei servizi e una diminuzione dei posti di lavoro in agricoltura e nell’industria. Nei paesi più ricchi quindi si riduce via via la quota di popolazione che svolge lavori faticosi e pericolosi. Anche nei lavori domestici l’uso di elettrodomestici riduce la fatica e quindi il rischio.

Il benessere economico, cioè l’aumento del Pil, accresce la speranza di vita.

La vita diventa più lunga a seguito del benessere economico ma diventa anche più piacevole. Gli indici di sviluppo umano (Hdi) mostrano che i paesi più ricchi hanno cittadini più in salutepiù istruiti, che faticano meno per vivere.

Nei paesi più ricchi c’è meno lavoro minorile. Nei paesi poveri (reddito pro-capite tra 500 e 1000 dollari all’anno) il lavoro minorile è tra il 40 e il 50 per cento. Il lavoro minorile non è frutto di genitori crudeli ma è il risultato della povertà. Quando una famiglia è povera tutti sono spinti a lavorare, anche i bambini.

Nei paesi più ricchi i lavoratori sono più produttivi e quindi possono lavorare meno ore per poter raggiungere un reddito soddisfacente e questo fa sì che anche il tempo libero è maggiore. Intere industrie, dal turismo, alla ristorazione, ai video giochi, prosperano nei paesi ricchi proprio perché le persone hanno reddito alto e molto tempo libero.

In Francia, Italia, Germania, Regno Unito e Giappone, ad esempio, i lavoratori lavorano 1.000 ore in meno all’anno rispetto a quanto avveniva nel 1870. Anche nel lavoro domestico, l’aumento di tecnologie moderne (lavatrici, forni a micro onde etc.) consente di avere più tempo libero.

Ma un aspetto che forse molti trascurano è il nesso tra reddito e inquinamento. All’aumentare della ricchezza di un paese diminuisce l’inquinamento. Dasgupta, Mody, Roy e Wheeler “Environmental regulation and development: a cross country empirical analysis” World bank policy research working paper n. 1448, april 1995, 20 mostrano come i paesi con i migliori indicatori ambientali (più basso inquinamento dell’aria, dell’acqua etc.) sono quelli più ricchi. I paesi più ricchi infatti possono adottare tecnologie più moderne, meno inquinanti, possono usare prodotti di qualità migliore che comportano minore distruzione ambientale etc.

La graduatoria dell’Organizzazione mondiale della sanità sull’inquinamento urbano conferma questo legame tra reddito pro capite e migliore qualità dell’aria nelle città: le città cinesi o indiane sono molto più inquinate di quelle europee o americane. Ma le città americane o quelle tedesche sono molto meno inquinate di quelle italiane

Servono soldi per combattere l’inquinamento e quindi per avere un ambiente più pulito. A meno che non si pensi di tornare al livello delle tribù amazzoniche, che vivono di caccia, sono nomadi..e la cui speranza di vita media è sui 30 anni.

Questo nesso tra protezione ambientale e livello di ricchezza sembra contro-intuitivo e molto ambientalismo diffonde erroneamente la tesi opposto, errata.

La qualità ambientale in realtà è un po’ come il tempo libero: i paesi più ricchi sono molto più sensibili alla qualità dell’ambiente, rispetto ai paesi più poveri; così come danno molto più valore al tempo libero. La qualità dell’ambiente ha un valore più alto per i paesi ricchi che non per i paesi poveri. I paesi poveri hanno come priorità la lotta alla miseria, dare lavoro a tutti, industrializzarsi e quindi usano tecnologie più vecchie, anche se più inquinanti, adottano standard di protezione ambientale meno rigorosi. E non è vero che solo il capitalismo inquina. L’unione sovietica era un sistema nel quale i disastri ambientali erano giganteschi. Il fatto che ci fosse il comunismo dittatoriale riduceva anzi la possibilità per la popolazione di protestare se una centrale nucleare aveva perdite radioattive.

Serve più crescita, quindi più reddito, per avere più protezione ambientale: auto meno inquinanti, trasporti collettivi più efficienti, prodotti riciclabili, energie rinnovabili, edifici più eco-sostenibili, cibo di migliore qualità, farmaci più efficaci, e così via.

Serve più crescita per dare lavoro ai giovani, per ridurre ancora l’orario di lavoro, per avere più tempo libero da dedicare alla cultura, ai viaggi, ai rapporti umani, all’ozio.

Serve più crescita economia per stare meglio.

Ha torto chi pensa che possiamo fermarci e tornare indietro.

La priorità resta la crescita economica.