Corre incontro allo sconosciuto nel cortile d’imbarco delle corriere. Esther ha quattro anni dei quali la metà passati nel campo profughi e l’altra nascosta sotto una stella. Evasi dalla Costa d’Avorio durante la guerra civile. Minacciati di ritorsioni nel campo profughi hanno scelto di nascondersi in Algeria. Ma quando sei nato non puoi più nasconderti. Lo diceva il film che racconta di migranti persi e salvati. Esther è il nome della stella che guida il ritorno di suo padre e sua madre. Corre e sorride con le treccine tenute insieme dagli elastici e dall’arcobaleno. Corre incontro e poi sorride lontano come fosse l’unico gioco che le interessa. Ha illuminato il deserto e tradito le frontiere.

Sua madre Nathalie è stata denudata davanti allo sposo. Le guardie dei confini l’hanno perquisita nelle parti intime.Cercavano i soldi del viaggio e l’occasione per disprezzare una donna dal nome cristiano. Nathalie, per ricordo di quel natale d’altro mondo che non torna neanche per sbaglio. Romaric, suo marito, è stato umiliato davanti alla figlia. Aveva lasciato il campo profughi perché la lista degli oppositori era pronta per lui. Di notte la gente spariva. Lui e altri dormivano nella foresta accanto. Stanco di nascondersi Romaric ha seguito il deserto dell’esilio. Senza la stella di Esther si sarebbe perso o avrebbe smesso di cercare. E allora decise di ricominciare dal mare.

Arriva col passamontagna e una leggera barba cresciuta col vento. Paul è il primo marinaio di professione che naviga nella sabbia. Ha frequentato l’Accademia Marittima Regionale di Accra nel Ghana suo paese di origine. Si è imbarcato una volta sola su una nave da pesca che lo ha abbandonato al suo destino. Dopo anni di inutile attesa è partito nel Senegal come muratore. Senza paga fissa segue la vana promessa del datore di lavoro.Si trova nella polvere di Niamey da un mese o poco meno. Cambia la storia a seconda delle domande ed esibisce con cura il suo diploma plastificato. Paul magari torna domani al mare da cui non si era mai separato.

Sogna un veliero che lo porti lontano. Una famiglia povera che lo ha fatto studiare. Il resto del suo viaggio somiglia alla fuga dalla miseria senza raccomandazioni. Lavora chi ha contatti che contano o soldi da investire nella lotteria dell’impiego. Se ne vanno a migliaia rubando anni alla vita e vita agli anni. Il deserto insabbia il battello e allora sono i camion che solcano l’oceano. Paul avrebbe tanto desiderato navigare il mare. Per questo arreda la sua testa col berretto da nostromo. L’ultimo gabbiano che ha visto si è trasformato in farfalla migrante. Da buon marinaio racconta la verità che gli conviene per salpare domattina al primo canto del minareto.

Paul non è mai partito perché il suo tempo è rimasto incagliato in uno scoglio. I marinai promettono senza mantenere perché non c’era il guardiano del faro. Gli resta un biglietto di sola andata non rimborsabile come la vita. Altri quattro invece sono partiti tutti. Stanchi del Congo e della sua politica di eliminazione. Cercavano l’Europa che si allontana in Algeria. Ad Algeri il razzismo contro i neri si è fatto pane quotidiano. Non rimane loro che lavorare nei cantieri edili della capitale. Dormire dove e come capita. Al momento di pagare i padroni chiamano la polizia per denunciarli. Risparmiano il vitto, l’alloggio e il salario dei poveri che si vendono per un paio di sandali.

Sono salpati di buon’ora con Esther che si chiama anche Marie. Suo padre giura che un giorno sarà regina senza dirlo. Culla tra le braccia una bottiglia di plastica con l’acqua per il viaggio. La accarezza neanche fosse la corona che sua madre le ha prestato. La compagnia le regala il viaggio a causa dell’età. Marie Esther profitta per giocare a nascondino con la stella. Ha passato la metà della sua vita nel campo dei rifugiati. L’altra invece per inseguire una stella. Corre e sorride con le treccine tenute insieme dagli elastici e dall’arcobaleno. Domani tornerà di nuovo a specchiarsi nel mare. Come una regina.