Fatte tutte le necessarie distinzioni storiche e politiche, il ritorno di Silvio Berlusconi a Forza Italia assomiglia molto al disperato tentativo che fece Benito Mussolini nel 1943 quando tentò di far rivivere il fascismo della prima ora con la fondazione della Repubblica di Salò. Lo sappiamo che i paragoni storici sono sempre pericolosi, siamo consapevoli del fatto che è tutta un’altra storia ma lo spirito è quello: il Cavaliere spera con la rifondazione di Forza Italia e con i suoi discorsi eversivi sulla magistratura, sulla persecuzione politica, sui traditori che gli hanno impedito di governare, (una panzana solenne!), di ripercorrere i successi politici ed elettorali che lo portarono al potere nel 1994. La convinzione dei falchi del Pdl è che soltanto un Berlusconi così battagliero ed eversivo possa risvegliare gli animi del popolo di destra e tornare a guidare il paese a colpi di leggi ad personam.

Viene in mente la celebre frase di Karl Marx a proposito del 18 Brumaio di Luigi Bonaparte: “La prima volta è una tragedia, la seconda volta è una farsa”. Qui la tragedia della prima volta consiste nel fatto che in quasi vent’anni di governo Silvio Berlusconi non ha fatto nulla di quello che aveva promesso. Ha fatto soltanto guasti. La pressione fiscale è aumentata, la disoccupazione è diventata devastante, la scuola pubblica riformata dalla Gelmini è a pezzi, la questione dell’immigrazione gestita con la Bossi-Fini è diventata tragica, la crisi economica ci sta divorando vivi.

Rilanciare lo spirito del 1994 quindi significa rilanciare il nulla. L’unica cosa che potranno ricordare gli storici di questo ventennio saranno le legislazioni ad personam scritte dal Cavaliere e dai suoi avvocati per salvare se stesso, mostruoso conflitto d’interessi che lascerà segni pesanti e una devastazione della morale pubblica, alimentata dai vizietti del Cavaliere.

La farsa del Berlusconi ferito consiste nel fatto che l’uomo di Arcore, con un coraggio innegabile, tenta di nuovo di abbindolare gli italiani, come ha scritto anche Massimo Franco sul Corriere della Sera, con parole d’ordine vecchie, stantie e poco credibili. Un Berlusconi inaffidabile, preoccupato soltanto di finire fuori dalle istituzioni dopo il voto di decadenza, che tuttavia non è da sottovalutare. Perché ha dalla sua, incredibile ma vero, una parte consistente dell’elettorato italiano.