“La politica invece che fare le prediche alla magistratura, faccia leggi serie, dopodiché la magistratura le applicherà”. Così il vicepresidente del Csm, Michele Vietti, a margine del congresso dell’Anm a Roma. “Si riposizionino le norme – ha aggiunto – in modo che non si pratichino abusi”. “Come in politica – ha detto ai giornalisti – qualcuno interpreta il proprio ruolo in modo opinabile e ciò accade anche tra i magistrati ma si tratta di eccezioni”.

“La politica – ha detto poi Vietti nel suo intervento – si è asserragliata nel Palazzo, gridando ai complotti persecutori, senza preoccuparsi di dare l’impressione di voler cambiare gioco”. Alla critica contro il “vittimismo” mostrato dalla classe politica, tuttavia, è seguito un altrettanto critico “invito” ai magistrati a “evitare invasioni di campo”.  “Evitiamo – ha detto – la tentazione di sostituirci alla legge, padrone assente. Anche recenti eventi di cronaca ci insegnano che nessun magistrato possiede gli strumenti per surrogare il legislatore nelle scelte di valore che solo a quest’ultimo competono e il mercato nelle sue dinamiche. Con l’aggravente che le invasioni di campo – ha aggiunto – portano con sé il rischio di una generalizzata delegittimazione dell’ordine e soprattutto di evanescenza delle responsabilità, all’interno di un vero e proprio cortocircuito istituzionale e politico”.

La risposta dei magistrati è arrivata per voce dello stesso segretario dell’Anm, Maurizio Carbone. “Che ci sia voluta una legge per stabilire che un condannato a 2 anni non è candidabile – ha detto –  per affermare un principio di etica e applicare l’etica alla politica è un segnale che dimostra la debolezza della politica: i partiti non potevano fissare queste regole con un loro codice etico. “La magistratura – ha aggiunto rispondendo all’addebito sulle invasioni di campo – è obbligata a intervenire su temi, come l’Ilva di Taranto o la bioetica, per sopperire a inefficienze dello Stato, onde poi venire attaccata”.  Ma, ha commentato, “non ci divertiamo a svolgere un ruolo di supplenza, anzi chiediamo, invochiamo una politica forte”.