Adriano Celentano ha scritto una ‘storia d’amore’ per Milano. E l’ha cantata ieri (ndr Il 24 ottobre) agli studenti del Politecnico. Una lezione al master in Town plannig sulla città utopica, quella partecipata e senza smog iniettata dal ‘virus della bellezza’. Un nuovo abitare che esalti il ‘piccolo, i cortili e gli spazi condivisi’ contro l’anonimato del non luogo che ‘non ci fa più guardare negli occhi l’un l’altro. Il Molleggiato ha citato il dopo Expo come l’occasione per questa rivoluzione urbanistica, che è anche civica perché le città di oggi sono sempre più i luoghi dell’incomunicabilità e dunque del fallimento della comunità.

Bella la lezione di Adriano Celentano, bella perché ha una visione politica dello stare insieme, una concezione dello spazio che mette l’anima davanti al mattone. Al Politecnico c’era però un convitato di pietra: l’amministratore pubblico che disegna il perimetro entro il quale si muovono urbanisti e architetti. Il sindaco di Milano Giuliano Pisapia non ha ancora deciso cosa sorgerà nell’enorme area che verrà smantellata a partire dal 1 novembre 2015, una volta archiviato l’Expo. La società Arexpo, proprietaria delle aree, ha lanciato un bando di idee per condividere con la città un progetto. Sono arrivate 15 proposte interessanti: cittadella sportiva, parco urbano della conoscenza, parco delle eccellenze italiane. Ma anche qui però c’è un convitato di pietra. Manca la definizione dell’interesse privato, il ritorno economico nell’investimento. Per evitare una minusvalenza, infatti, la società deve rientrare dai soldi spesi per acquistare i terreni. Una enormità. Quei terreni agricoli sono stati comprati come edificabili; un affare per Fondazione Fiera (che ha trasformato in quote societarie il loro valore) e gruppo Cabassi (che ha incassato 49,6 milioni di euro). La società Arexpo è una società a tre teste (34 per cento regione, 34 per cento Comune, 27 per cento Fondazione Fiera) che dovrà ritornare nell’investimento di 49,6 milioni e risarcire Fondazione Fiera. Come? Costruendo. Un parco da solo non varrebbe tutti quei soldi, ecco perché si teme una colata di cemento e nuovo suolo consumato. La palla però adesso è nelle mani del Comune che deve approvare una variante urbanistica al piano regolatore per autorizzare qualunque progetto venga deciso. Il Comune è a un bivio. Decida cosa fare. Ma Pisapia si ricordi della lezione di Celentano.

Ps. Domani (ndr 26 ottobre) si vota per eleggere il nuovo segretario milanese del Partito Democratico. Si candidano in 4, ma sul dopo Expo neanche una parola. Ecco un altro convitato di pietra.