Credere (nella ripresa), obbedire (al governo), combattere (per la propria sopravvivenza). Ecco il triplice comandamento del governo Letta-Alfano-Napolitano. Il cittadino, nella visione di costoro, non conta nulla e deve contare sempre di meno. Si sa del resto che i tre sono votati alla piena attuazione dei principi del capitalismo neoliberale tra i quali non rientra certo la democrazia, se non come possibilità limitatissima di scegliere ogni quattro o cinque anni chi mandare a rappresentarci fra una gamma di partiti molto simili tra loro quanto alle questioni essenziali. E destinati, per sovrappiù, ad operare in un organismo come il Parlamento, che conta sempre meno e lavora sempre peggio, come rivelato da una recente inchiesta dell’Espresso.

Non è del resto un mistero per nessuno come lo scopo principale di questo mostruoso governo bipartisan, che continua a fare danni difficilmente riparabili in campo economico, sia proprio quello di riformare la Costituzione repubblicana per renderla compatibile con il capitalismo finanziario internazionale. La richiesta esplicita è venuta qualche tempo fa dalla JP Morgan, una delle aziende responsabili della crisi economica pesantissima che stiamo vivendo in Europa, la quale, dall’alto del suo enorme potere fatto di denaro ha lanciato un appello per farla finita con le Costituzioni antifasciste del dopoguerra. Nel documento pubblicato da tale benemerita organizzazione, che è dedicato al cosiddetto “aggiustamento” dell’area dell’euro e che è stato pubblicato il 28 maggio di quest’anno si fanno affermazioni davvero interessanti e rivelatrici. 

In primo luogo la JP Morgan sostiene che le Costituzioni dell’Europa meridionale presentano una serie di caratteristiche che si rivelano inidonee a una maggiore integrazione europea. Poi afferma più chiaramente che il problema è rappresentato dalla “forte influenza socialista” che peserebbe su tali Costituzioni, dato il peso politico acquistato dai partiti della sinistra con la sconfitta del fascismo. Quindi si enuclea specificamente la protezione costituzionale dei diritti del lavoro come l’aspetto fondamentale del problema. Dulcis in fundo si ipotizza, ma si tratta in realtà di un suggerimento, che la Germania non acconsentirà all’emissione degli eurobonds senza un significativo cambiamento delle costituzioni politiche delle periferie.

Colpisce la consonanza di fondo con il pensiero di Berlusconi che ebbe a definire la nostra Costituzione come “sovietica”. L’appello di JP Morgan è stato del resto prontamente raccolto dal nostro pessimo ceto politico, con le uniche eccezioni di Movimento 5 Stelle e Sel e uno sparuto gruppo di senatori del Pd (quattro più un astenuto). La lettura del documentino di sedici pagine esime dai lunghi e tediosi resoconti parlamentari e dai deprimenti verbali della Commissione dei saggi in buona parte inquisiti di recente per inghippi e inciuci concorsuali.

Si vuole colpire la Costituzione repubblicana perché è rimasta l’unico argine all’operazione di definitiva liquidazione dell’Italia e del popolo italiano nella scia della Grecia e al pari degli altri Paesi dell’Europa mediterranea. Non più cittadini consapevoli ma servi lobotomizzati politicamente della finanza e della casta. Come ogni scassinatore che si rispetti costoro hanno cominciato dai meccanismi di sicurezza, rappresentati dall’art. 138 della Costituzione che il voto del Senato di qualche giorno fa ha inteso mettere fuori uso.

Questo voto ha di poco superato la maggioranza dei due terzi necessaria per evitare che sia un pronunciamento popolare al riguardo. Il perché si sia voluto raggiungere questa soglia è chiaro: si teme che, come avvenuto qualche anno fa, il popolo italiano respinga le modifiche alla Costituzione che questa classe politica screditata e scarsamente rappresentativa vorrebbe imporre. 

E’ probabile, a questo punto, che si inventeranno qualche marchingegno per evitare anche il voto finale del popolo sul progetto di modifica. Ma non ci riusciranno. Li aspetteremo al varco e respingeremo l’assalto alla Costituzione repubblicana, dai cui principi ripartire per affermare ad ogni costo i diritti sociali, economici, politici e civili del popolo italiano contro le dittature della finanza e della casta.

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