Un “comportamento intimidatorio e ricattatorio nei confronti dei ricercatori” che sono stati “tenuti in soggezione psicologica per ben due anni”. È scontro aperto tra la Cisal e la Myrmex che, dopo l’inchiesta pubblicata da ilfattoquotidiano.it, oggi ha consegnato ad alcuni dipendenti una lettera che il sindacato giudica “raccapricciante”. Nel documento si legge: “Abbiamo appreso dalla lettura de Il Fatto Quotidiano che alcuni ricercatori avrebbero dichiarato, in forma anonima, di non aver dedicato, in tutto o in parte, le proprie ore di lavoro, così come autocertificate, allo svolgimento dei progetti di ricerca a ciascuno assegnati”.

Progetti di ricerca che sono stati finanziati, il 7 agosto, con 3 milioni di euro erogati dal Miur. Dopo le testimonianze pubblicate sul nostro sito è intervenuto il Miur che ha annunciato un’ispezione, nel centro di ricerca catanese, prevista tra il 6 e l’8 novembre. E proprio del Miur si parla nella lettera indirizzata dalla Myrmex ai ricercatori: “Nell’ipotesi, da noi non creduta, che così sia realmente accaduto (il riferimento è alle testimonianze anonime pubblicate da ilfattoquotidiano.it, ndr) si renderebbe necessario modificare gli stati d’avanzamento dei lavori che devono essere da noi rendicontati e sottoposti al vaglio del Miur”. Segue l’invito rivolto ai ricercatori: “Entro il 29 ottobre vi invito a farmi pervenire le modifiche alle autocertificazioni da voi finora sottoscritte”. Firmato: il direttore del centro, Salvatore Celeste.

Ed ecco la replica della Cisal: “Risulta davvero raccapricciante – dichiara Giuseppe La Mendola in un comunicato – leggere questa lettera, alla luce dei fatti ormai noti grazie all’inchiesta del Fatto. La Myrmex manifesta un comportamento intimidatorio e ricattatorio nei confronti di tutti i ricercatori, che già ha tenuto in soggezione psicologica per due anni, senza avergli fatto svolgere alcun lavoro, demolendo la loro professionalità e psiche, portandoli al punto di firmare ore lavorate false, come dichiarato dai lavoratori in forma anonima, fermo restando gli accertamenti che la magistratura dovrà compiere, per appurarne la veridicità”. Le dichiarazioni del sindacato vanno anche oltre. E in maniera molto dura: “Questa lettera rappresenta – se inserita in questo mosaico di accadimenti, ancora tutti da appurare – la volontà agonizzante di Myrmex di costruire delle prove a discarico, nel caso venisse incriminata per truffa aggravata ai danni dello Stato”.

E aggiunge: “Perché Myrmex non ha essa stessa, immediatamente, inviato una lettera al MIUR, chiedendo d’intervenire per accertare i fatti, dopo l’inchiesta del Fatto, anche attraverso un comunicato aziendale o di stampa, dove avrebbe potuto dichiararsi estranea a qualunque fatto delittuoso, addebitatogli dai lavoratori? Perché la Myrmex non ha presentato una denuncia alla Procura, contro una presunta diffamazione dei lavoratori intervistati dal Fatto? Invece cosa fa Myrmex? Consegna una lettera delirante ai ricercatori per fargli intendere che, se la barca affonda, affonderà per tutti”.

Infine la Cisal rivolge un invito pubblico alla procura di Catania: “Vi sono tutte le condizioni affinché la Procura intervenga. La Cisal, pur avendo notificato tre esposti su questa vertenza – alla Guardia di finanza nucleo polizia tributaria gruppo investigazione criminalità organizzata, alla Procura e all’Ispettorato del Lavoro – non è stata mai convocata. Chiediamo pertanto che il Procuratore Generale di Catania ci spieghi come mai nulla si muove. E se i lavoratori, che con coraggio hanno deciso di parlare, debbano sentirsi traditi dalle Istituzioni, come a oggi sta risultando, in riferimento alla latitanza del governatore Crocetta e del Ministero dello sviluppo economico che, interpellato più volte dall’on. Burtone (Pd) su questa vicenda, non gli ha mai risposto”.