L’amico Gianfranco Criscenti giornalista siciliano e conoscitore delle difficili questioni di questa bella terra si lamentava, qualche giorno or sono sul suo profilo Facebook, di come lo Stato riesca a gestire in maniera nefasta i beni e le aziende confiscate alla mafia. Accade, in pratica, che quando si confisca un bene passino anni prima che sia destinato a scopi sociali e, peggio ancora, quando si confisca un’azienda il rischio che, in mano ai commissari, finisca in liquidazione sconfina, spesso, nella certezza. Quali siano le competenze di avvocati, commercialisti, e variegata professionalità umana non ci è dato di sapere. Quello che, in assenza di ragionevoli dubbi, appare certo è che tale genia professionale sovente non ha e non aveva esperienze di gestione di aziende.

Uno dei casi che oggi appare tra i più allarmanti investe i supermercati Despar confiscati all’uomo di affari mafioso Grigoli, mano destra di Matteo Messina Denaro, boss che credo non abbia bisogno di presentazioni. Una fitta ragnatela di piccoli supermercati che danno da lavorare a centinaia di famiglie in una terra, Sicilia occidentale, quasi sempre avara di lavoro e mai prodiga di opportunità. Orbene la paura che questa realtà produttiva finisca nel nulla (come moltissime altre, forse meno note in continente) non solo serpeggia tra chi, come Criscenti, se ne occupa professionalmente ma – in tempi di crisi più che mai – tra la gente comune, che vede chiudere l’attività commerciale da chi si era presentato come salvatore della stessa: lo Stato.

Il paradosso è evidente come è automatico il ragionamento di equiparazione tra il prima e il dopo. Mi sembra che più di tante manifestazioni antimafia e di educazione alla legalità, il momento più delicato e in cui non ci si può permettere di sbagliare sia proprio questo: dare ali a una azienda liberata affinché, insieme ai suoi occupati, possa realmente affrancarsi dai precedenti tiranni. E infatti questo non accade. Quanto meno non accade con la frequenza con cui dovrebbe accadere.

Un mondo, quello delle prebende e degli incarichi che sembra fatto apposta per decretare la morte prematura della lotta alla mafia. Un mondo che sta riuscendo a vanificare una delle più belle intuizioni in tema di leggi: la confisca di beni materiali, del fine ultimo al pari del potere, di tanto agire illegale e feroce da parte delle mafie. Questa è l’Italia. Un paese che sa odiare se stesso.