Trise, Tari, Tasi. Sono i nuovi tributi che saranno introdotti con la legge di stabilità. Sui giornali se ne scrive da giorni, ma non provate a chiedere spiegazioni ai parlamentari: la maggior parte di loro non ha idea di cosa si tratti. Così, per esempio, risponde l’ex ministro della Salute, Renato Balduzzi, eletto con Scelta Civica: “Certo che so cos’è la Trise. E’ un nome diverso per alludere a una non bella vicenda (sic!) per cui ci dicono che risparmieremo, ma non è così”. Tentativo fantasioso e generico. Molti suoi colleghi, come il pidiellino Raffaele Fitto, filano via senza proferire parola. Il renziano Matteo Richetti, invece, è tra i più preparati. Risponde con competenza alle domande su Tari e Tasi. Poi si perde sul più bello. “Come si chiama la tassa che le tiene insieme? La Tarsi!”. Carla Ruocco, vicepresidente della Commissione Finanze del M5s, non sbaglia un colpo. Altri colleghi a Cinque Stelle, invece, improvvisano voli pindarici dagli effetti esilaranti. Come Giulia Sarti e, soprattutto, il senatore Bartolomeo Pepe, che racconta un vecchio aneddoto su un suo amico oste, ma non risponde alle domande: “La Trise? Mai sentita. Sicuramente sarà una gran inc..ata per gli italiani”. Il leghista Gianluca Buonanno dà un buffetto al cronista: “Cosa fai? Pigli per il culo pensando che non sappia cosa sia la Tares… la Trise…”. E scappa via. Giuseppe Fioroni, del Pd, si lancia nella più classica delle “supercazzole”, Carlo Giovanardi (Pdl) invece taglia corto: “Ci sono migliaia di sigle. La Trise? Un’idea me la farò quando la leggo”. Infine il senatore a vita Carlo Rubbia, fresco di nomina: “Cos’è la Trise? Non lo so, ma cosa fa, interroga un premio Nobel?”  di Manolo Lanaro e Tommaso Rodano