Il sistema di finanziamento della Sogin, la società di Stato incaricata della bonifica ambientale dei siti nucleari italiani e della messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi, in futuro potrebbe essere modificato radicalmente. Non più sovvenzioni a pioggia pagate dagli italiani attraverso un sistema di prelievo sulle bollette dell’energia elettrica, ma soldi erogati solamente in relazione allo stato di avanzamento dei lavori. E’ quanto è emerso dopo un incontro tra il viceministro dell’Economia Stefano Fassina e alcuni senatori del Movimento 5 Stelle. “Fassina – racconta Gianni Girotto, senatore 5 Stelle – ha convenuto con noi sulla necessità di incardinare finalmente il finanziamento della Sogin allo stato di avanzamento dei lavori e non più, come accade oggi, erogando soldi attraverso la bolletta elettrica. Stiamo parlando di circa 300 milioni all’anno, soldi di tutti i cittadini”.

L’incontro è avvenuto dopo che i Cinque Stelle hanno presentato un’interrogazione parlamentare dei senatori 5 Stelle, nella quale si evidenziavano le numerose criticità e mancanze della gestione Sogin. In particolare il riferimento è alla relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle ecomafie (presieduta da Gaetano Pecorella) i senatori 5 Stelle che ha sottolineato i ritardi nell’attività di dismissione degli impianti: siamo al 12% del piano complessivo” con un avanzamento dei lavori al ritmo dell’1% l’anno. Un problema non solo economico ma anche ambientale come più volte raccontato dal fattoquodiano.it dalla centrale di Saluggia (Vercelli) al sito di Sessa Aurunca (Caserta) tra perdite di liquido radioattivo e indagini in corso della magistratura, alcuni rischi ci sono.

Secondo quanto spiega il senatore Girotto “i cronoprogrammi delle attività di smantellamento delle centrali nucleari e degli impianti avviati nel 2001 prevedevano il rilascio ‘a prato verde’ (cioè del completamento della bonifica, ndr) nel 2020, a fronte di un costo previsto di 4,5 miliardi di euro”. E invece la commissione ha sottolineato come tutto è stato rinviato per molti anni rispetto agli obiettivi del 2020. Uno slittamento che ha comportato un incremento dei costi previsti fino a 6,7 miliardi di euro. “Cambiando drasticamente le modalità di finanziamento – spiega Girotto – scongiureremo questo sperpero di denaro pubblico, passando dall’attuale sistema di prelievo sulla bolletta elettrica ad un sistema che consenta di controllare meglio l’effettivo avanzamento dei lavori e la congruità delle spese. Questo nuovo meccanismo necessiterà anche di una certificazione oggettiva dello stato di avanzamento dei lavori da parte di un ente terzo, un’agenzia indipendente che controlli la gestione dei rifiuti radioattivi così come ci chiede l’Unione Europea”. Un cambio di passo radicale sembra quasi un passaggio obbligato ed un primo segnale è già stato dato dalla politica con il recente cambio del cda della Sogin. Il presidente è Giuseppe Zollino, l’amministratore delegato Riccardo Casale e il nuovo consiglio è completato da tre dirigenti dei ministeri dell’Economia e dello sviluppo economico: Elena Comparato, Bruno Mangiatordi e Lorenzo Mastroeni.

Abbiamo chiesto alcuni chiarimenti alla Sogin in merito alle problematiche di gestione sottolineate dai senatori 5 Stelle ma non è giunta alcuna risposta. Tra i lavori “mancati” dell’azienda a Sogin uno dei più urgenti da svolgere riguarda l’abbattimento, nella centrale di Sessa Aurunca, di un camino alto circa 90 metri che è in evidente stato di degrado e rischia, in caso di terremoto, di schiantarsi sulla sfera che custodisce il reattore (spento) provocando fuoriuscite incontrollate di materiale radioattivo. Nella stessa relazione della Commissione d’inchiesta è evidenziato questo rischio, sottolineando che il progetto di smantellamento è stato approvato dall’Ispra ad agosto 2009. Al momento sembra che i lavori stiano finalmente per iniziare. Sarà un caso, ma appena sostituito il consiglio d’amministrazione qualcosa si è finalmente mosso.