“La legge di stabilità 2014 così com’è non va: il settore giustizia subisce altri tagli“. Lo afferma in una nota Danilo Leva, responsabile Giustizia del Pd. “L’intero comparto già si trova in una situazione limite e un’eventuale ulteriore riduzione di risorse – denuncia Leva – comporterà nuovi problemi per un settore già al collasso”. “Anche la decisione di ridurre l’esiguo compenso degli avvocati che prestano il gratuito patrocinio non è un bel segnale – sottolinea Leva – Ancora una volta si colpiscono i cittadini meno abbienti. Tra l’altro, lo stesso aumento a 27 euro per i diritti di notifica, oggi a 8 euro, si abbatte sui cittadini indiscriminatamente, a prescindere dal loro reddito”. “Dunque, ai tagli si somma l’aumento dei costi di accesso alla giustizia e ciò costringerà i più poveri a rinunciare preventivamente all’esercizio dei propri diritti – osserva il responsabile Giustizia del Pd – A questo desolante quadro si somma la cronica carenza di organico, dagli uffici giudiziari agli istituti penitenziari”.

Ma sulla Finanziaria parla anche Confindustriae non certo con parole tenere: “La legge di stabilità – scrive il Centro studi nella sua analisi mensile – ha alcuni elementi positivi ma manca della stazza necessaria a dar vigore al recupero della produzione e della domanda interna; queste hanno cominciato a salire, partendo da livelli bassissimi”. Nel frattempo dal Pdl continuano i malumori per le imposte che sostituiranno l’Imu. La Tasi e la Trise, previste dalla legge di stabilità sugli immobili e sui servizi erogati dai Comuni, “sono un elemento di rottura” dice per esempio il senatore Remigio Cerioni, relatore in commissione Bilancio al decreto che abroga la prima rata Imu 2013, che sarà domani 24 ottobre in Aula.

“Nella mia relazione domani in Aula non parlerò solo di questo decreto – spiega ai cronisti – ma anche delle nuove imposte della legge di stabilità che sostituiscono l’Imu. Se i comuni applicheranno le aliquote più alte il gettito si triplicherà, e così anche le tasse per i cittadini. Non abbiamo fatto di tutto per abolire l’Imu per poi ritrovarcela con un nuovo nome e pure aumentata. Queste nuove imposte – conclude Cerioni – sono un elemento di rottura”.

Protesta anche il Terzo Settore: “Il bicchiere non è ancora mezzo pieno” afferma il portavoce del Forum nazionale Pietro Barbieri. “Senza dubbio riscontriamo che sono stati fatti passi in avanti rispetto agli anni passati – commenta Barbieri – e che nel testo compaiono provvedimenti che vanno nella direzione delle richieste avanzate dal nostro mondo. Evidenziamo però che rimangono per le nostre organizzazioni diversi aspetti critici, che compromettono la possibilità di garantire servizi di importanza vitale per tanti cittadini e cittadine e che possono mettere seriamente a rischio molti posti di lavoro”. Il portavoce del forum per il Terzo Settore aggiunge di non trovare “traccia del Sia, il sostegno all’inclusione attiva, proposto dal ministro Giovannini, né del Reis, il reddito di inclusione sociale, proposto da Acli e Caritas. Le risorse e gli strumenti messi in campo, a fronte dello stanziamento di 250 milioni di euro, sono pochi e soprattutto non innovativi. Manca infatti una visione prospettica per l’elaborazione di un piano nazionale di contrasto alla povertà, come hanno gli altri paesi europei e tenendo presente che questo avviene in un momento sociale particolarmente drammatico per il Paese”.