Chi ha un minimo di cultura civica avrà risposto con una pernacchia all’ombrello di Maradona dedicato a Equitalia, un rumore vintage per un gestaccio vintage. Non ho mai letto un libro di Fabio Fazio o Diego Armando Mardona né aspetto, e forse sbaglio, l’ultimo taglio di Mario Balotelli per andare dal barbiere. E non valuto la reattività fisica e mentale di Fazio per capire se la sceneggiata di Maradona sia istruttiva o distruttiva. Né ho guardato Che tempo che fa, mangiucchiando fette biscottate con marmellata ai frutti di bosco, con l’attenzione di chi sta per ascoltare una prolusione sul relativismo in Popper.

Nulla mi ha sorpreso, né la parte vittimistica di Maradona né la parte cerimoniosa di Fazio. E neppure la censura di Stefano Fassina. Mi sorprende, sempre, la convinzione diffusa, e non certo inverosimile, che gli italiani siano un massa di cretini che si fanno condizionare da Maradona, da Balotelli o da Fazio. Più che cretini, una massa e basta. Una folla che ondeggia. Un numero che aumenta.

Sarò offensivo con me stesso: ma io non mi sento un cretino perché ricordo di aver imparato, anni fa, che le tasse vanno pagate anche se gli stronzi che non le pagano le fanno pagare di più a me. E sono sicuro che i cretini siano la minoranza perché la nostra pur deprecabile e decrepita scuola qualcosa ci avrà insegnato: e se non ce l’ha insegnato, non possiamo pretendere che i docenti siano Maradona o Balotelli. E se gli italiani sono una massa di cretini, la colpa non è di Maradona né di Balotelli né di Fazio: ma del nostro sistema paese, un problemino che ci trasciniamo più o meno dal 1861.

Ps. L’episodio di Che tempo che fa si presta a decine di interpretazioni. Quella più simpatica è di Francesco Merlo su Repubblica di oggi che, tra mille ciance, dice che il pubblico di sinistra, quella tipologia di sinistra che guarda Fazio, non avrebbe mai applaudito l’ombrello di Maradona. Peccato che quella sinistra è una specie sedentaria, immaginifica, diciamo salottiera.