Maradona un “miserabile”? No, perbacco! Io credo che, usando questo altisonante e sdegnato aggettivo nel commentare l’ultima performance televisiva dell’ex giocatore del Napoli, il vice-ministro dell’Economia Stefano Fassina si sia a sua volta reso colpevole d’una volgarità paragonabile al gesto dell’ombrello (uno dei pochi prodotti che, ancor oggi, l’Italia riesce ad esportare) con il quale, la notte prima, Diego Armando aveva bucato lo schermo durante il programma molto (troppo?) cortesemente condotto da Fabio Fazio.

No. Maradona non è – né da un punto di vista etico, né, tanto meno, da un punto di vista finanziario – un miserabile (il povero Victor Hugo si starà, immagino, rivoltando nella tomba). E non è, ovviamente, neppure il “dio in terra”, il “mito” che, preceduto dal proverbiale batter di grancassa, la televisione di Stato (di quello stesso Stato per il quale lavora la “ombrellata” Equitalia) ha due giorni or sono presentato in quel di Che tempo che fa. Volendo esser più precisi: Diego Armando Maradona non è in realtà – come tutta la sua storia ampiamente dimostra – che una piuttosto nefasta (e, a conti fatti, molto banale) combinazione delle due cose. Ovvero: è, da un lato, nessuno lo dubita, un eccelso (ex) giocatore di calcio – e forse è anche davvero, come lui stesso ossessivamente sostiene, il migliore di tutti i tempi  – dotato tuttavia (cosa per molti versi inevitabile, data la sua bravura sui campi di pallone) d’un non altrettanto eccelso quoziente d’intelligenza.

Ed è anche, dall’atro lato, la masochistica vittima d’un mito – il suo – che pretende di dilatare se stesso oltre i confini della (meritatissima) gloria calcistica. Con l’unico e molto visibile risultato – come una infinità di precedenti episodi già avevano in passato dimostrato – di moltiplicare gli sventurati effetti di quelli che, in altre circostanze e con altri interpreti, sarebbero stati i trascurabili effetti di normalissimi ed umanissimi momenti di imbecillità.

In breve. A tutti, anche ai migliori, capita di dire (e di fare) delle sciocchezze. Ma le sciocchezze che dice e che fa Maradona vengono sistematicamente esasperate – e spessissimo sono causate – non solo e non tanto dalla notorietà del personaggio, quanto dalla pretesa forza “superiore” – una forza a tutti gli effetti “redentrice” – delle sue parole e dei suoi gesti. O, se si preferisce, dalla pretesa provenienza sovrumana, “divina” di quei gesti e di quelle parole, immancabilmente presentate, ignorando il ridicolo, come una “eroica” e, per l’appunto, “eccezionale” sfida ad un mondo immerso nella mediocre e miope ipocrisia della propria “normalità”.

Non conosco a fondo – né, in effetti, desidero conoscere a fondo – la natura della controversia fiscale che contrappone Maradona a Equitalia. Ma dalla lettura dei giornali mi par di capire che l’ex giocatore abbia dalla sua più d’un buon argomento. Gli stessi buoni argomenti che, a suo tempo, contro Equitalia usarono altri campioni del Napoli accusati di evasione (ed infine, mi pare, assolti dall’accusa). Perché Maradona non ha fatto altrettanto? Perché non ha, come gli altri, spiegato le cose? Per stupidità? Per innata volgarità? Anche, probabilmente. Ma soprattutto perché questa stupidità e questa innata volgarità sono state – in questo, come in altri precedenti casi ingigantiti dalla convinzione dello stato “divino” del titolare. Per questo Diego Armando ha, anziché spiegare le cose, molto spontaneamente recitato, come già in molte altre circostanze, la parte del dio offeso. E – non avendo, come Zeus, fulmini a disposizione – si è, offendendo soprattutto se stesso, esibito nel gesto dell’ombrello…

A me non pare vi sia stato, nella trasmissione di Fazio, alcun episodio davvero scandaloso (soprattutto se misurato sul metro d’un paese nel quale i veri scandali non fanno in alcun modo difetto). Ma se proprio vogliamo trovare qualcosa di disdicevole o, più propriamente, di involontariamente ridicolo, credo sia necessario riesaminare il momento – una sorta di preludio alla programmata discesa del “deus ex machina” in cui è apparso sugli schermi Gianni Minà. Perché Fabio Fazio – che pure ha brillantemente colloquiato, in un passato più o meno recente, con personaggi di grande livello intellettuale – ha pensato di chiamare Minà? Lo ha fatto, ha spiegato lui stesso, perché Minà è il curatore d’una raccolta di dvd dedicati, dalla Gazzetta dello Sport, a Maradona. E, soprattutto perché solo Minà – giornalista le cui interviste sono, di norma, veri e propri processi di beatificazione – possiede la giusta chiave per aprire il cuore e la mente del divino campione.

E qual è questa giusta chiave? Per potere entrare in comunicazione con Diego, gli (ci) ha molto sacerdotalmente spiegato Minà, bisogna partire da un semplice fatto: Maradona non è, né mai sarà, una “persona normale”. Perché? Perché possiede un modo di relazionarsi con il mondo, un’intelligenza, un coraggio indomito che impossibile è trovare in altri campioni sportivi, o in altri personaggi tout court. Come dimostrano le sue relazioni con i “leader progressisti dell’America Latina” (anch’essi guarda caso oggetto, sebbene a ben più alto livello, di più o meno pronunciate forme di quella perenne offesa all’intelligenza che va sotto il nome di culto della personalità). Maradona, insomma – ha lasciato intendere Minà – si muove in territori dove solo agli dei o agli eroi è dato camminare. E come tale va intervistato…

Inevitabile era che, partendo da una tanto ridicola premessa, s’arrivasse al disastro. E disastro è, in effetti, stato. Non tanto, a mio avviso, quando Maradona ha fatalmente posato la sua “mano de dios” tra braccio ed avambraccio, quanto nel momento in cui Fabio Fazio, già inebriato da molte altre “verità” maradoniane, ha chiesto al campione che cosa pensasse del mondo. Diego gli ha risposto bofonchiando qualcosa sugli “Stati Uniti che si credono padroni di tutto”. E, per un attimo, Fabio Fazio è parso come levitare, folgorato dall’originalità del concetto. In termini calcistici, un vero e proprio autogol (di quelli che, per la goffaggine delle sequenze, finiscono immancabilmente su YouTube). Ed il tutto con Brunetta che, più sguaiato che mai, andava festeggiando sotto la curva sud del berlusconismo. Dio mio, che brutto spettacolo. Che brutta Italia…