Si sa che la lotta di classe è la migliore risposta alla depressione e alla sindrome bipolare, come pure alle politiche sfacciatamente antipopolari del governo Letta. Nel vuoto pneumatico della politica italiana dove, con la parziale eccezione del Movimento Cinque Stelle (in quanto quest’ultimo si emancipi finalmente dal duo Casaleggio-Grillo) e dei settori di Sel non interamente succubi del Pd, si aggirano personaggi improbabili e inaffidabili, incapaci anche solo di immaginare politiche alternative a quelle imposte dall’Europa neoliberista e finanza internazionale, diventa di cruciale importanza l’esistenza di un movimento di resistenza. Sociale e territoriale.

Ed è importante che tale movimento possa pacificamente dimostrare, com’è avvenuto a Roma prima venerdì 18 ottobre, con la manifestazione convocata dai sindacati di base che avevano proclamato lo sciopero generale e poi sabato 19 ottobre, con quella promossa dai movimenti di lotta per la casa, contro la Tav, contro Muos ed altri.  

Sono rimaste frustrate le aspirazioni di quei “giornalisti” (quasi tutti a dire il vero, con l’eccezione del Fatto, del Manifesto e di qualche altro) assetati di sangue e di violenza che avevano contribuito non poco, con notizie allarmistiche a creare un clima di tensione intorno soprattutto alla manifestazione di sabato. Fedeli alla consegna, “se non c’è sangue non c’è notizia” questi poco onorevoli rappresentanti della categoria dell’informazione si erano affannati a spargere ai quattro venti notizie infondati di disordini e caos annunciati e inevitabili. Così come oggi continuano con l’insopportabile solfa dei danni arrecati alla città e danno voce al piagnisteo dei commercianti che lamentano due milioni di euro di mancati acquisti.

Invece, fortunatamente, non è successo alcun incidente, se non qualche trascurabile scaramuccia. Merito soprattutto dell’organizzazione del corteo, che si è finalmente dotata di un adeguato servizio d’ordine, oltre che di un comportamento professionale, stavolta, delle forze dell’ordine, aver evitato incidenti disastrosi che avrebbero significato, con una funesta replica di quelli del 15 ottobre 2011, un pesante ostacolo allo sviluppo dei movimenti e alla loro capacità di manifestare in piazza, dando voce allo scontento popolare che cresce ogni giorno di più. 

La vera notizia, che la grande maggioranza dei media, fedeli al loro ruolo di mistificazione, si sono però ben guardati dal dare, è che si sono svolte a Roma due grandi manifestazioni che costituiscono l’espressione di una possibile alternativa allo squallore e alle brutture della politica italiana attuale. Una speranza per decine di milioni di cittadini italiani e di immigrati oggi vittime della crisi economica e della sua gestione da parte del governo Letta.

Ora si tratta di continuare la mobilitazione sul territorio, sulle parole d’ordine che ricorda oggi Paolo Di Vetta dei Blocchi Precari Metropolitani in un’intervista apparsa su il Manifesto di oggi: blocco degli sfratti, blocco delle grandi opere a partire dalla Tav, più risorse all’edilizia pubblica. La mobilitazione continua affiancando la presenza sul territorio, per il blocco della Tav e l’occupazione delle centinaia di migliaia di case tenute sfitte dalla speculazione, alla vertenza centralizzata con i ministeri competenti. 

La composizione multietnica dei cortei di venerdì e di sabato e la grande presenza di lavoratori a quello di venerdì e di giovani a quello di sabato lasciano ben sperare. Alla faccia degli emuli di Le Pen in salsa italica, come Bossi, Maroni o Grillo. I migranti sono parte integrante del movimento di lotta e questa costituisce la base materiale ed effettiva per la loro inevitabile integrazione.

I problemi dell’Italia e dell’Europa potranno essere risolti solo dando voce e potere decisionale alla base e rottamando una volta per tutte una classe dirigente incapace e corrotta che ci sta precipitando nel baratro. Questa grande mobilitazione sociale deve quindi trovare un’adeguata rappresentanza politica.