Forse la televisione sottovaluta la rivincita mancata (o compiuta) dei quarantenni, anche se poi la televisione ha digerito (bene o male) un gruppo di quarantenni, che la televisione la fanno e, a volte, la soffrono. I palinsesti pullulano di quarantenni esperti, esordienti, innovativi, tradizionali. I quarantenni, insomma: né facce nuove né facce vecchie.

Che poi chissenefrega che abbiano quarant’anni e ne dimostrino cinquanta o trentacinque, che siano quarantenni non è mica una condizione discriminante. La televisione per i quarantenni non è una scoperta, una scena inedita, una donna illibata e dunque i quarantenni – da Corrado Formigli a Salvo Sottile, da Nicola Porro a Gianluigi Nuzzi – cadono nel palinsesto di mezzo, che poi è un giudizio di mezzo, e vengono paragonati a quelli che a quarant’anni la televisione la plasmavano, la cambiavano.

Questi quarantenni sono arrivati in ritardo, proprio perché sono quarantenni, non hanno colpe e devono occupare una posizione che altri occupavano o devono reperire un pertugio che altri ignoravano. Formigli ha lavorato tanto con Michele Santoro. Nuzzi ha scritto libri di clamoroso successo. Porro ha funzionato come ospite da Santoro. Sottile faceva cronaca a Rete4 e ora ci riprova in un canale, La7, dove se non ospiti un paio di politici non conti nulla.

Spesso i quarantenni, a ragione, possono lamentare una critica troppo severa. Il ritornello: non sarai mai come il tuo maestro. Gli ascolti, che non sono tutto però sono abbastanza, premiano chi non sorprende i telespettatori, chi non li inquieta. Esempio: Nuzzi non ha modificato di tanto il programma di Sottile, che a La7 sta andando male. Porro in Rai viene trattato con estremo riguardo, non funzionava il mercoledì sera e, allora, per proteggerlo l’hanno spostato al venerdì. Mentre Formigli, il lunedì, condivide il pubblico con Report : nessun paracadute. E poi c’è Luca Telese a Matrix e le comparse di Cruciani&Parenzo che possono vantare il merito di aver fatto autocritica. Questi quarantenni, nel breve periodo, non potranno mai eguagliare chi li ha preceduti non perché non siano bravi, ma perché sono inseriti in un dilemma mentre le tv generaliste si indeboliscono: meglio spiazzare il pubblico con qualcosa di nuovo o rassicurare giovani e anziani con l’antico prodotto, che spesso è un’imitazione di qualità inferiore?

Non hanno deciso perché spesso non possono decidere, la televisione richiede risultati rapidi e concreti. Gli editori vogliono attrarre la pubblicità che è scarsa, spesso non danno risorse sufficienti e si autodistruggono con scelte come quella del lunedì sera di Formigli-Gabanelli o di Sottile. E nessuno tiene conto che questi quarantenni nel 2013 devono confrontarsi con un tipo di informazione inflazionata, ripetitiva. Ok, pazienza. Ma devono fare qualcosa prima che diventino cinquantenni. E poi chi ci penserà ai prossimi quarantenni?

da Il Fatto Quotidiano, 20 ottobre 2013