E’ stata una attentatrice suicida a provocare l’esplosione su un pullman in Russia, nella città meridionale di Volgograd (Stalingrado, durante l’Urss). Lo ha detto il portavoce della Commissione investigativa russa Vladimir Markin. L’attentato ha causato 6 morti e 33 feriti, tra questi 28 sono stati ricoverati. Otto tra di loro sono in condizioni critiche. Tra le persone colpite nell’attacco c’è anche un bimbo di un anno e sei mesi. La donna kamikaze si sarebbe fatta esplodere alle 14.05 (ora locale, alle 12.05 ora italiana) appena salita sul bus, secondo un passeggero sopravvissuto. L’esplosione è stata causata da “un ordigno esplosivo non identificato”. Lo ha dichiarato la Commissione nazionale anti terrorismo russa, in una nota. Sul luogo dell’attacco sono stati infatti ritrovati dei frammenti dell’ordigno. In un primo momento è stata ipotizzata un’esplosione di una bombola a gas, versione che è stata scartata quasi subito. In totale sul mezzo, il numero 29, c’era una quarantina di passeggeri, in gran parte studenti, secondo le testimonianze. 

Non lontano dal pullman sono stati ritrovati i documenti d’identità di una donna convertitasi all’Islam e risultante moglie di un capo della guerriglia caucasica. Il portavoce della Commissione investigativa Vladimir Markin ha detto che la presunta attentatrice kamikaze si chiamava Naida Akhiyalova, 30 anni, ed era del Daghestan. Si tratta di instabile repubblica del Caucaso russo, minato dal terrorismo di matrice islamica. Secondo una fonte nei servizi segreti daghestani, citati dall’agenzia Interfax, la donna, mentre frequentava un istituto universitario a Mosca, aveva arruolato un suo compagno di studi, Dmitri Sokolov. Quest’ultimo si era convertito all’Islam e si era trasferito insieme a Naida in Daghestan, dove si era unito ad un gruppo di guerriglieri operanti a Makhachkala

La Commissione investigativa ha aperto un’inchiesta per terrorismo, omicidio e traffico illegale di armi. Lo ha reso noto il portavoce, Vladimir Markin. Dalle prime immagini del bus trasmesse dalla Tv Rossia 24, il pullman appare danneggiato ma non sventrato dall’ordigno. La Commissione anti terrorismo, parte del Servizio di sicurezza federale, ha fatto sapere che gli investigatori stanno lavorando sulla scena. Dopo l’esplosione la polizia stradale di Volgograd ha deciso di bloccare la circolazione delle ‘marshrutki’, così in russo si chiamano i mini bus generalmente privati. La città ha dichiarato un lutto di tre giorni.

La città di Volgograd si trova ad una distanza di 650 chilometri a nord del Caucaso settentrionale, regione dove le forze federali russe combattono la guerriglia separatista islamica. Se confermato, l’attentato suicida di Volgagrad sarebbe il primo compiuto sul territorio russo dal gennaio 2011, quando un kamikaze si fece esplodere all’aeroporto Domodedovo di Mosca. Un altro episodio, che si inserisce in una serie di attacchi sferrati da attentatrici suicide, provenienti soprattutto dal Daghestan, è accaduto il 29 marzo del 2010 nella metro di Mosca, quando una doppia esplosione provocata da due donne kamikaze daghestane ha ucciso 40 persone. In vista delle Olimpiadi invernali di Sochi 2014 il presidente russo Vladimir Putin ha potenziato la sicurezza nell’area, dato che la città si trova in una regione confinate con le instabili repubbliche caucasiche. Molti hanno ipotizzato la possibilità di una minaccia terroristica che si potrebbe verificare durante i Giochi. Infatti il giugno scorso il leader dei ribelli ceceni, Doku Umarov, aveva annunciato in un video la fine della moratoria degli attacchi terroristici sul suolo russo.