“Non voterò mai più a sinistra…Benito lo diceva, molti nemici molto onore, aveva ragione. Ci vorrebbe!”. A scriverlo su Facebook è l’assessore Pd ai servizi sociali di Civitanova Marche, Antonella Sglavo, che in seguito è dovuta dimettersi. “Credo che la peggiore umanità sia al centro Italia. Vivo nelle Marche e qui hanno difetti sia del nord che del sud…”, ha scritto ancora l’esponente del Partito democratico. In una lettera al sindaco Tommaso Corvatta, in cui rimette il mandato, la Sglavo ricorda il suo impegno di amministratore in un anno e mezzo di assessorato e conclude: “Se tutto ciò va in secondo piano e viene annullato da un commento faceto su un social network, chiedo scusa al sindaco Corvatta per l’imbarazzo che posso avergli procurato e rimetto a lui le mie deleghe, nella convinzione che saprà assumere la decisione più opportuna”.

Si tratta di considerazioni fatte nel corso di una “conversazione scherzosa tra vecchi amici del liceo”, si giustifica l’interessata, ma che hanno creato imbarazzo in seno alla Giunta comunale e provocato una levata di scudi da parte di esponenti del Pd. E in città sono cominciati a circolare dei volantini critici nei confronti della Sglavo, messi sotto i tergicristalli delle auto. Intanto, sembra che le frasi ‘incriminate’ siano state rimosse.

A cavalcare la polemica è Forza Nuova, che ha inviato una tessera ad honorem all’assessore Pd simpatizzante del Duce. “Con le sue dichiarazioni – commenta il segretario del movimento di ultradestra Roberto Fiore – ha tutto il diritto ad avere in tasca la nostra tessera: non tanto per il giudizio su Mussolini, ma, soprattutto, perché si è resa conto del malgoverno del Pd e del Pdl, del grado di corruzione presente, della volontà politica di non fare nulla, dell’impossibilità di aiutare il popolo. L’assessore Sglavo con la sua dichiarazione di non votare più a sinistra, raggiunge idealmente tanti uomini e donne che hanno da tempo abbandonato quello schieramento e che vedono in Forza Nuova l’unico movimento politico che tutela quel poco di stato sociale rimasto, i lavoratori, l’identità nazionale“.