“Oggi non basta parlare di verità, dobbiamo cercarla”. Sono le parole di don Luigi Ciotti, presidente di Libera, che oggi a Milano ha officiato i funerali civili di Lea Garofalo, la testimone di giustizia uccisa nel 2009 dall’ex compagno e boss della ‘ndrangheta Carlo Cosco. Una piazza Beccaria gremita ha accolto il feretro tra le bandiere colorate che Libera ha dedicato alla vittima di mafia. “Ai tanti giovani inghiottiti dalle organizzazioni mafiose – ha aggiunto don Ciotti – dico, contribuite a cercare la verità. Noi non vi lasceremo soli”. Il prete antimafia si è poi commosso quando ha ammesso: ”Abbiamo tanto dolore dentro, perché non ce l’abbiamo fatta a salvarla”. Una commozione che ha coinvolto tutti i presenti quando la figlia di Lea Garofalo, Denise Cosco, è intervenuta con un messaggio audio trasmesso dalla località protetta in cui si trova. “Ringrazio tutti”, ha esordito, prima di terminare con un commosso “Ciao mamma!”. In piazza anche Marisa Garofalo, sorella di Lea: “È giusto che Lea abbia un funerale dignitoso, ringrazio il sindaco Giuliano Pisapia, don Luigi Ciotti e il sindaco di Petilia Policastro“. “In effetti – ha aggiunto – mia sorella questa vicinanza non l’ha mai avuta in vita e ciò provoca anche rabbia. Forse con un decimo di queste attenzioni e di questo affetto oggi sarebbe ancora in vita”. Nel corso della cerimonia è stato letto un messaggio che la donna aveva scritto al Presidente Giorgio Napolitano quattro anni fa, prima del fatale attentato che la raggiunse nonostante il programma di protezione. Lea non riuscì mai a spedire la lettera al Capo dello Stato, dove si presentava come “una mamma disperata, allo stremo delle forze”. “Mi trovo
 con mia figlia, isolata da tutto e da tutti”, scriveva al Presidente della Repubblica. “Ho perso ogni
 prospettiva di futuro ma sapevo a cosa andavo incontro con la 
mia scelta. Non posso
 cambiare il corso della mia triste storia, ma vorrei con questa
 mia richiesta di aiuto che lei rispondesse alla decine di
 persone nelle mie stesse condizioni. La prego, ci 
dia un segnale di speranza”   di Fabio Abati