Com’è possibile che la Rabmobile, pur diretta a Buenos Aires, sia rimasta a bordo del cargo? La spiegazione di Pedro sta nel fatto che era stata imbarcata dallo zio “in via riservata, ed è per questo che la nostra presenza al porto cargo era necessaria. Per verificare non c’è altro modo che presentarsi a Panama City, e nel frattempo trascorrere una settimana in Ecuador a cominciare da Quito, orgogliosa del suo destino di Patrimonio dell’Unesco, affollata di turisti, militari, poliziotti, indios, autobus, taxi, monumenti e piazze in stile coloniale. Ogni volta che si vuole tornare in una piazza, se ne scopre un’altra. Il presidente catto-fascio-socialista Correa ci tiene a presentarla come una città modello, visto che sono alle porte le elezioni che dovrebbero riconfermarlo. 

Ecuador1_NanniL’Ecuador è in una fare di crescita economica e sta puntando molto sul turismo. Volendo fare i bravi turisti, ci sarebbero anche le Isole Galapagos, con le loro tartarughe giganti; ma sono care, carissime. Un volo più mini crociera di tre notti supera i mille dollari (valuta ufficiale del paese). Al contrario, il noleggio di un’auto pare davvero economico, poco più di 20 dollari al giorno: così si può esplorare la costa fino al confine con il Perù e prendere il traghetto per l’Isla della Plata, detta “la Galapagos dei poveri”, che suona più intonata al nostro budget.

Con un vago senso di colpa, decidiamo di tradire la Rab per 7 giorni e noleggiamo all’Avis una Chevrolet Spark, scatolino grigio con cui scendiamo dai 2800 metri di Quito con molta calma, considerate le cunette che disseminano le strade. Al secondo giorno di viaggio arriviamo nel minuscolo paese di Canoa e prendiamo alloggio nei bungalow dell’Hostal Canoamar. L’idea sarebbe quella di ripartire subito per raggiungere il traghetto, e invece restiamo lì, senza sapere bene perché. Manca quasi tutto, ma il poco che c’è dà l’idea dell’essenziale. Una strada di sabbia, ostelli di bambù con il tetto di paglia spiovente da una parte e la spiaggia dall’altra, chiringuitos che dalle sette del mattino servono chevice de pescado, un tazzone di pesce in umido che i locali preferiscono al cappuccino. E poi un oceano che, a seconda della marea, si trasforma da enorme a sterminato, con le onde ordinate in fila per dieci.

Ecuador2_NanniInsomma, Canoa è il classico posto contromano; non ci saremmo mai arrivati se non avessimo ignorato di arrivarci; e ora che ci siamo, facciamo fatica a staccarcene. Forse perché fare la gimcana tra le cunette dell’Ecuador non ci ha entusiasmato; forse perché abbiamo avvertito che questo “è un posto in cui ci si può fermare”. C’è una piccola colonia nordamericana che staziona perennemente al suo bar; giovani che vivono dando lezioni di surf ma anche pensionati avventurosi, i classici simil-Hemingway con barba grigia a collare, cappellino da baseball in testa e bicchierone di caipirinha sul tavolo. Con 20mila dollari mi sono comprato un terreno di fronte all’oceano, ci spiega un simil-Hemingway in realtà più simile a Frate Indovino; con altri 20mila si è fatto costruire una casetta su misura.

E poi c’è da considerare il tempo: siamo arrivati sotto una coltre di nuvole grigie, in perenne movimento, tipico della stagione umida. Ma anche se il cielo restava cupo – e a tratti faceva freddino, un surreale freddino equatoriale – si aveva sempre l’impressione che da un momento all’altro sarebbe diventato azzurro. A Canoa ci sono due cose da fare; o aspettare che arrivi il sole, oppure godersi il sole. Per due giorni abbiamo aspettato. Al terzo giorno il sole è arrivato davvero e abbiamo potuto constatare che il tramonto era all’altezza della sua fama.

Ecuador3_NanniCosì, un domani dopo l’altro, è arrivato il giorno in cui tornare a Quito per prendere l’aereo. Sveglia all’alba, risalita fino alla spiaggia di Jama. Seduti al ristorante, osserviamo il mare davanti a noi, in attesa di affrontare un’ultima grigliata di pesce equadorena. E a un tratto, mentre osserviamo il mare, osserviamo anche un pick-up fare manovra e speronare l’incolpevole utilitaria parcheggiata lungo la strada. La nostra Spark! Scattiamo in piedi dimentichi dei gamberoni mentre il guidatore si mette le mani nei capelli e esce dal pick-up.

Ecuador4_NanniAmmette senza problemi la sua colpa, anche perché non è assicurato per i danni contro terzi: il codice della strada ecuadoreno glielo consente. L’Avis ci dice al telefono che non siamo coperti (ecco perché l’auto costava così poco), siamo noi che dobbiamo rivalerci sul responsabile; ma è necessario chiamare la polizia, e prepararci ad attendere ore. Non ce la faremo mai a prendere il volo per Panama, a meno di non voler pagare più di mille dollari di tasca nostra. Una telefonata alla Copa Airlines ci consente di posticipare la partenza di due giorni dietro una modesta penale. Ancora una volta mancheremo l’appuntamento con il cargo! Si consuma così la vendetta della Rabmobile tradita.

(17-continua)