Dal Sole 24 Ore a Repubblica, passando per il Corriere della Sera, non c’è pace per l’informazione italiana. L’attenzione generale è, manco a dirlo, sul solito Corsera, che registra uno scatto quasi all’unisono di Ordine dei Giornalisti, dell’ex proprietaria Giulia Maria Crespi e della Consob. A sei anni dalla rovinosa acquisizione del gruppo spagnolo Recoletos e dopo aver ignorato i fiumi d’inchiostro che erano stati spesi dalla stampa per stigmatizzare un’operazione che ha di fatto messo in ginocchio Rcs, l’Ordine ha deciso di farsi avanti e ha bussato alla porta della Procura di Milano per chidere un’indagine sull’acquisizione da 1,1 miliardi di euro che ha quasi portato l’editrice del Corriere al fallimento.

Dell’imminente cessione della sede storica del quotidiano avversata dai giornalisti, si sta invece occupando la Consob che, stando a uno scarno trafiletto pubblicato dallo stesso giornale avrebbe chiesto lumi alla società. Mentre del progetto alternativo di cessione dei 46 ettari occupati dal Centro sportivo e ricreativo milanese per i dipendenti del Corriere si è occupata l’ex proprietaria dell’editrice, Giulia Crespi che ha scritto una lettera al sindaco di Milano, Giuliano Pisapia,a tutela di “un luogo verde che possa dare sollievo, gioia e salute ai cittadini della zona, permettendo loro di avere la completa fruizione di questa area coronata in parte da alberi di pregio”.

“È un’area ancora non edificata, preziosa all’interno del panorama urbano milanese, un pezzo di natura in città rinfrescata da 406 alberi di ben 55 specie diverse. Questo luogo svolge oggi un ruolo importante, perché migliora la qualità ambientale del quartiere, già interessato da recenti interventi edilizi, e della città stessa. Oggi purtroppo l’area è stata inserita nel processo di dismissione degli immobili e delle aree di proprietà di Rcs MediaGroup e rischia di subire un inaccettabile stravolgimento, con il taglio degli alberi e la sottrazione del beneficio alla comunità locale”, scrive il presidente onorario del Fai nella missiva pubblicata dallo Stesso Corriere.

Nella lettera si chiede quindi che si tuteli lo spazio “che nei decenni ha conservato la sua valenza di utilità sociale e ricreativa, che è diventato il centro per iniziative didattiche e culturali per tante classi di alunni e per le tante manifestazioni delle associazioni cittadine… Vorrei credere che non ne esca uno dei soliti pateracchi italiani in cui siamo maestri per cui, accontentando un po’ la popolazione e un po’ la proprietà, si finisca per distruggere questo polmone verde, socialmente utile in una Milano soffocata dallo smog e dal cemento” e che “Rcs e il Sindaco di Milano ripensino le priorità reali di intervento per questa parte della città e rilancino la sua funzione sociale e aggregativa, proprio perché i cittadini stessi così l’hanno vissuta in oltre 70 anni. Il Corriere della Sera potrebbe così raccontare nelle sue pagine una bella storia che è accaduta a Milano”.

Per Repubblica, invece, il nodo del contendere è il piano tagli riservato all’area poligrafici che il sindacato interno, annunciando che il gruppo editoriale Espresso chiuderà il 2013 con un risultato operativo “leggermente negativo”, ha definito in una nota “irricevibile in quanto propone una cessione di ramo d’azienda considerato core business fino a pochi mesi fa e dichiara un numero di esuberi assolutamente ingiustificato tra i lavoratori dopo che gli stessi hanno contribuito ai conti del gruppo con una fuoriuscita di circa 160 unità negli ultimi anni senza alcuna sostituzione”. Il sindacato propone quindi all’azienda di “trovare insieme altre soluzioni, come già avvenuto in passato”.

Forti malumori, infine, al Gruppo 24 Ore dove il sindacato interno dei giornalisti di Radio 24 ha rassegnato anticipatamente le dimissioni “per ragioni ben precise”, come si legge in una lettera inviata ai colleghi dove si sottolinea come nella redazione dell’emittente diretta da Roberto Napoletano “sussistono troppe disuguaglianze, nelle buste paga e nella vita lavorativa”. Il riferimento è a colleghi “più fortunati” che vengono “trattati come dei liberi professionisti” con relativi stipendi più alti e flessibilità di orario, ma con la garanzia del posto fisso. Un divario “diventato incolmabile”, con l’aggiunta delle difficoltà create da “una serie di promozioni di rilievo”.