Stanno calando i riflettori sul caso di Erich Priebke, il capitano delle SS accusato di aver avuto un ruolo di grossa responsabilità nella pianificazione e nella realizzazione dell’eccidio delle Fosse Ardeatine del 24 Marzo 1944, a Roma, in cui vennero massacrati 335 italiani sia militari che civili. Ne approfitto per fare alcune riflessioni. L’uomo è morto l’11 Ottobre scorso e i suoi funerali hanno suscitato odio, rancore e violenza. Odio e rancore fanno parte dell’area dei sentimenti e sono ben comprensibili, dati gli incontestabili crimini, l’atteggiamento e il comportamento violento che ne sono seguiti, seppure, ripeto, generati da emozioni giustificabili, hanno costituito un andare oltre in una direzione distruttiva che mi chiedo se davvero possa essere utile a qualcuno.

Priebke ha fatto parte di uno dei peggiori regimi dittatoriali della storia, quello nazista e si è macchiato di crimini efferati e tremendi, su questo non si discute e chi voglia metterlo in discussione dovrebbe farlo con solide argomentazioni e prove e non con la fallibilità delle opinioni. Mi ha tuttavia colpito l’accanimento verso il cadavere, il negare una qualsiasi sepoltura ad un corpo senza vita, fermo restando che ognuno può e deve essere libero di pensarla come vuole  e che, quando si parla di vite umane e della loro morte, è necessario affrontare questi argomenti con umiltà e rispetto delle sensibilità altrui.

Non si può cancellare il ricordo delle vittime, anzi dovrebbe servirci da monito per evitare che certe cose riaccadano, anche se, vedendo le recenti guerre o “missioni di pace”  o come le si vogliano chiamare, di vittime innocenti continuano a essercene tranquillamente e non vedo invece lo stesso odio e lo stesso rancore o comunque una presa di posizione di opposizione dura e netta come quella generata da questa vicenda. Non esistono vittime di serie A e vittime di serie B. Se Priebke rappresenta il “disumano”  io credo che contrapporvi  l'”umano” sia la migliore cosa da fare per differenziare il nostro comportamento dal suo e prenderne le distanze.