“Non pensa che fra qualche mese ci si ritroverà nella stessa situazione?”, chiede una giornalista al presidente Obama, a conclusione della sua conferenza stampa, subito dopo l‘approvazione dell’accordo bipartisan, al Senato, per riaprire il governo e alzare il tetto del debito. E lui, che sta già lasciando la sala, senza quasi nemmeno voltarsi, dice ad alta voce “no” e si intravede un sorriso. Evidentemente contagioso perché tutti ridono, come sollevati da quel macigno che ha tenuto il paese sotto scacco per 16 giorni.

Obama ha vinto e i repubblicaniche avevano, anche a costo di causare un danno economico ingente e far perdere il lavoro a moltissimi impiegati, bloccato per giorni un provvedimento per alzare il tetto del debito, avendo come unico obiettivo la cancellazione dell’Affordable Care Act, più nota come Obamacare, hanno perso. “In tanti anni di politica non ho mai visto nulla di simile”, dice un veterano come McCain. “Non so se i rappresentanti del Tea Party possano essere considerati davvero miei colleghi di partito” gli fa eco un altro senatore. Si perché la follia dell’estrema destra ha fatto saltare i nervi prima di tutto ai repubblicani moderati, quelli che “l’interesse del paese prima di tutto e dunque il default sarebbe sbagliato”.

Non ha fatto saltare i nervi a Barack Obama, in una delle sue più tenaci prese di posizione da leader. “Niente negoziazioni con il grilletto puntato alla tempia” ha detto. Che tradotto significava “giù le mani dalla riforma sanitaria”. Sua, dunque, la vittoria. E di quei 46 milioni di cittadini privi di copertura sanitaria che ora potranno veder riconosciuto un loro inalienabile diritto: non morire per impossibilità di curarsi. 

Da due giorni, come ho raccontato in un articolo per questo giornale, sono iscritta al piano sanitario previsto dall’Affordable Care Act. Per la prima volta in sei anni avro’ la possibilità, in caso di necessità, di andare dal medico. E, fatti tutti i debiti scongiuri, da brava napoletana, mi sembra una cosa “civile”. Così come mi sembra ancor più civile che Obama abbia previsto, nell’ambito della sua riforma, che mammografie, pap test e altre analisi preventive, siano completamente gratis. E a sua madre, morta di cancro alle ovaie e stremata dalla pressione economica che dovette affrontare, tutte noi, dobbiamo un grazie.