C’è voluto un po’, ma alla fine abbiamo visto l’effetto di quella che l’economista austriaco Joseph Schumpeter chiamava la “distruzione creatrice”. Per la verità siamo ancora alla distruzione, per la creazione forse bisogna ancora aspettare. Ma è già qualcosa. La crisi – e la totale assenza di soldi pubblici, privati o a credito – sta spazzando via il capitalismo di relazione all’italiana. Quello dei salotti e degli amici che nominano amici nei consigli di amministrazione o nei comitati remunerazione che decidono gli stipendi. Lo sta spazzando via perché, come hanno sempre sostenuto i suoi detrattori, era una barocca struttura inefficiente che costava miliardi di euro e ammazzava la competitività del Paese.

Il caso più eclatante è quello della Rcs: i residui della grande industria italiana non hanno più soldi da buttare per stare in via Solferino, a sentirsi editori del Corriere della Sera. E quindi addio al patto di sindacato, l’accordo para-sociale (in altri Paesi sarebbe illegale) che da 30 anni costruiva un blocco di comando che valeva il 60 per cento del capitale e che, di fatto, rendeva irrilevanti gli azionisti che ne erano esclusi, come Giuseppe Rotelli, a lungo primo socio privato ma senza peso sul governo societario.

Adesso comanderà chi ha più azioni, cioè chi investe più soldi nella compagnia (non vogliamo pensare male come chi maligna che la Fiat di John Elkann, con il suo 20 per cento, potrebbe avere già alleanze tacite con altri per un valore superiore al 30, quello che fa scattare l’Opa). I sedicenti patrioti dell’Alitalia – a parte Intesa Sanpaolo (che tanto investe soldi altrui) e forse la Immsi del presidente Roberto Colaninno e i Benetton con i loro aeroporti romani – non possono più farsi dissanguare dalla compagnia aerera che presto finirà comunque ad Air France.

Anche se il governo riuscirà a far pagare ancora noi contribuenti. E le banche non possono più permettersi di bruciare milioni su Telecom e hanno dovuto cedere il controllo. E se oltre le mille conseguenze nefaste di quell’evento ci sarà una nuova legge sull’Opa – si discute una mozione in Senato in settimana – per rendere obbligatorie le scalate a beneficio dei piccoli azionisti quando cambia il controllo di fatto, allora ci sarà stato almeno un lascito utile dalla peggiore tra le privatizzazioni.

Anche il sistema delle Fondazioni bancarie sta esplodendo, finiti i dividendi dalle banche sottostanti. Lo abbiamo visto a Siena, sta succedendo a Genova. Prove di forza come la cacciata di Enrico Cucchiani che voleva nuovi soci in Intesa sono le ultime convulsioni di un corpo agonizzante. Cosa verrà dopo il capitalismo dei salotti nessuno lo sa, ma quanto ci stiamo lasciando alle spalle non sarà rimpianto.

Twitter @ stefanofeltri