Il premio nobel per la pace Aung San Suu Kyi sarà per la prima volta in Italia, a Bologna, il 30 ottobre 2013 per ricevere la laurea honoris causa in Filosofia dell’Università. Il prezioso riconoscimento dell’Alma Mater Studiorium segue quello storico del 2011 conferito al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e richiama alla mente quella consegnata ai due nobel per la Pace nel 1988, Alexander Dubcek e Nelson Mandela.

Classe ’45, figlia del generale Aung San, leader della fazione nazionalista del partito comunista birmano negli anni quaranta poi assassinato nel 1947, la leader birmana ha vissuto lontana dal suo Paese – laureandosi in Filosofia, Scienze politiche ed economia ad Oxford – fino al 1988 quando, tornata in patria per accudire la madre malata, venne messa agli arresti domiciliari dal regime militare appena insediatosi. Attivista nell’ambito dei diritti umani, ispirandosi alla dottrina gandhiana della non-violenza, Aung San Suu Kyi dopo aver fondato la Lega nazionale per la democrazia stravinse le elezioni del 1990, ma il risultato del voto popolare venne subito annullato dal regime.

Gli arresti domiciliari si sono protratti con rinnovi su rinnovi, di anno in anno, e perfino con nuove pene aggiuntive sostenute dal governo di Myanmar, fino al 2010. Nonostante questo, pur sotto l’imponente e rigidissimo apparato di sicurezza dei militari birmani, Aung San Suu Kyi è riuscita a mantenere intatta la rete politica d’opposizione compresa quella Lega nazionale che i militari hanno tentato di mettere continuamente fuorilegge, entrando e sedendosi fisicamente in Parlamento, tanto che nel 2015 si candiderà nuovamente alle elezioni del suo paese.

Nel 2012 è riuscita finalmente a ritirare il Nobel per la Pace a Oslo in Norvegia, viaggiando poi tra Oxford, la Svizzera e la Francia. “Siamo fieri di consegnare la laurea a una donna militante, che ha dedicato la sua vita ai diritti umani e ha fondato la sua politica sul pensiero e gli aspetti spirituali dell’esistenza”, ha spiegato il rettore dell’Università di Bologna, Ivano Dionigi, “è una delle figure più rappresentative del nostro tempo”. Una cerimonia formalmente di origine medioevale quella del 30 ottobre prossimo che sarà anticipata da una riunione straordinaria del consiglio comunale di Bologna: “La città le concesse già la cittadinanza onoraria nel 2008”, spiega un raggiante sindaco Merola, “ora la attendiamo con emozione anche se per poche ore in città”.

Mistero assoluto sugli spostamenti e i luoghi in cui si fermerà la politica birmana per il giorno della laurea: “Abbiamo a che fare con un soggetto/oggetto che deve rispondere a dinamiche internazionali che non ci è dato sapere”, aggiunge Dionigi, “l’Aula Magna dove verrà conferito il riconoscimento accademico non potrà contraddire le leggi della fisica e dell’ordine pubblico, per questo ci sarà una diretta streaming e alcuni maxischermi”. E a chi già nel passato ha criticato la proliferazione di lauree ad honorem in città sotto l’era Dionigi, è lo stesso rettore a smarcarsi: “Siamo onorati, pieni di orgoglio e responsabilità, nell’ospitare una donna del genere. Quando le ho scritto via mail proponendole il nostro sigillo dopo nemmeno due giorni il suo staff mi ha risposto entusiasta dicendo che era un onore per lei ricevere una laurea dall’Alma Mater. Questo vuol dire quanto sia importante il nostro ateneo nel mondo”.