Questo il mio intervento conclusivo all’evento organizzato dalla rete dei comitati “Per un’altra idea di mondo” il 12 ottobre a Roma.

Grazie per esserci. Siete venuti da tutta Italia qui a Roma, in un giorno che per intensità politica è davvero speciale. Siamo qui prima di tutto per capire, per confrontarci, per dibattere sul ruolo che può – io credo debba – avere il Pd in questo Paese.

Perché oggi? Perché sono 6 anni dalla nascita del Pd. Perché è un anno dall’avvio di una avventura che ci ha permesso di contaminare la politica italiana con un’altra idea di progresso, di società, di civiltà. Un’idea che meglio si coniuga con quella Costituzione che molti ritengono debba essere soprattutto realizzata più che cambiata.

Perché siamo qui insieme oggi a un anno di distanza? Perché dobbiamo capire insieme e attraverso le parole degli amici che si sono succeduti – a me pare che il senso sia chiaro – gli errori commessi. Noi non ci stancheremo di chiedere i nomi di chi ha impedito un’altra storia per la Presidenza della Repubblica, i famosi 101 o 121 o 151. Dobbiamo chiedere scusa per una strategia che in 3 giorni ha cambiato rotta 4 volte.

Devo dire che non si può procedere se non si analizza il recente passato e la situazione esistente. Difficile negare che ben pochi tra di noi avrebbero pensato a un governo dalle larghe intese come soluzione ai problemi cronici e gravi vissuti dal Paese. Queste grandi intese sono ancora un punto di domanda. Ogni volta che ci pare superato un ostacolo, se ne presenta un altro. Sembra infinita questa vicenda. Ma invece, più rafforziamo la  capacità di proposta e di posizione del nostro Pd,più forte sarà il nostro stare dentro questo governo, per il tempo che resta. Noi vorremmo dirla tutta la storia, non raccontare un pezzo solo che, di volta in volta, si usa per continuare a procedere a tentoni nel buio. Senza una prospettiva e un obiettivo chiaro.

Un partito non si cambia semplicemente cambiando segretario. Non illudiamoci. Ma su un segretario politico che fondi la sua leadership sul gioco di squadra, sull’onestà, sulla qualità di innovazione progettuale della squadra. Questo può cambiare un partito.

Ci sono momenti in cui i segnali sono persino più importanti dei fatti in sé. Anche questo il Pd lo deve cogliere e capire. Ma non l’ha colto né capito con la vicenda degli F-35, con la TAV in Val di Susa e con il non aver voluto subito una nuova legge elettorale.

Siamo qui oggi perché si profila un congresso a breve, in cui noi dovremo scegliere non solo chi meglio rappresenta le nostre idee, le nostre speranze, i contenuti per cui ciascuno di noi si spende nel suo locale o in altre forme, con la voglia di non morire rassegnati o indifferenti, ma anche comee con quale metodo sia corretto procedere e quindi quale Pd immaginiamo, per quale società.

Ecco perché questo non potrà essere il congresso dei nomi, ma quello dei “temi e delle proposte”. Nessuna storia avrà un futuro se non si analizza con serietà il punto da cui si parte. Se non si identificano priorità e obiettivi. È per questo che è nata la proposta per “Un’altra idea di mondo”.Perché il nostro tempo, la nostra società non si potrà cambiare con gli slogan, si dovrà innanzitutto cambiare con un nuovo metodo.

Adesso basta. Il Pd che vogliamo deve farsi interprete di azioni efficaci capaci di risanare l’esistente e costruire – con obiettivi di medio e lungo periodo – una società più “smart”, intelligente e rispettosa. Recuperando tutta l’energia prodotta dalle fonti rinnovabili che oggi va dispersa a causa della carenza delle reti elettriche, evitando sprechi quali le grandi opere che hanno costi importanti senza tradursi in un altrettanto importante incremento di occupazione e di benefici per le popolazioni e i territori. Adesso l’unica grande opera è il piano contro il dissesto idrogeologico e la legge che impedisca ulteriore consumo di suolo.

L’abbiamo dimostrato che pensare al Paese che verrà e potrà essere, produce posti di lavoro. Dalla gestione dei rifiuti al recupero della materia prima, dalla ricerca in ambiti diversi all’artigianato di qualità alla premialità fiscale per le aziende che operano in innovazione. Oltre a concentrare gli incentivi su produzioni che raggiungano gli obiettivi di virtuosità ed efficienza. Tutto questo significa lavorare con un occhio al domani. 

L’Agenda Digitale deve essere al centro dei programmi del Pd. Perché solo così riformiamo davvero il lavoro, lo liberiamo dagli appesantimenti burocratici e rendiamo possibile una società che dialoga – pubblico e privato – senza trucchi e senza inganni. Da una parte e dall’altra.

E servizi, servizi ai cittadini. Come affermo da tempo, non è solo aumentando i redditi – che pure vanno implementati perché oramai siamo il fanalino di coda in Europa per capacità di reddito pro capite – che si migliora la vita dei cittadini, ma anche riducendo i loro costi. Offrendo servizi pubblici di qualità a prezzi ragionevoli, dall’energia ai trasporti, dalla scuola alla sanità e al sociale.

Il Pd che vogliamo vuole la pace. Lavora per la pace. Non acquista gli F-35 dando dimostrazione di come nei momenti di difficoltà si devono cogliere i segnali richiesti e si deve investire tutto ciò che si possiede per implementare in positivo lo sviluppo economico che langue rispettando le attese di esodati, disoccupati e cassaintegrati, disabili e famiglie in difficoltà.

Sono questi i temi su cui ho inteso comprendere chi avrebbe potuto tra i candidati meglio rappresentare queste idee. Abbiamo combattuto insieme alcune di queste battaglie con Pippo Civati e io credo che lui, ad oggi, sia la persona che incarna di più il nostro sentire, che vorrà raccogliere le nostre battaglie e le nostre idee. E potrà essere capace di portare avanti con l’impegno necessario queste idee e le molte altre di cui oggi non abbiamo parlato. Non da solo, ma con un metodo che dia valore alla collegialità, alla sintesi, all’ordine di un progressivo interesse in relazione al valore generale delle questioni.  

Dunque non servono carri su cui salire per sedere comodamente nei posti anteriori, ora. Ora è il momento di camminare insieme verso una via più luminosa, per continuare a contaminare la politica italiana facendo valere questo Pd. Il mio amico Sergio Gentili, coordinatore del forum ambiente Pd ha scritto un libro e lo ha intitolato “Dal Pd al Partito democratico”. Ecco io credo sia questo il passo da fare.

E il popolo ha potere solo se vi è rispetto, trasparenza, onestà. Da un appalto all’iscrizione a scuola. Tutto alla luce del sole, tutto secondo le regole, secondo il merito. Coerenza di comportamenti. A nulla vale esprimere concetti vuoti o inapplicati e inapplicabili. È l’unica politica che vale per il Paese e l’incremento della democrazia ha la schiena dritta e le idee chiare.

Affidiamo a Pippo Civati l’onore di portarla avanti chiedendogli fin da subito di fare squadra, con noi e con i candidati a segretario che si dimostreranno capaci di recepire queste idee e tradurle in pratica. Partendo dal metodo. Perché abbiamo un imperativo categorico: cambiare il Pd per recuperare la fiducia che se ne è andata, per recuperare quel 50% e oltre di cittadini che non credono più a nessuno. Ecco, se noi riusciremo con la nostra serietà con il nostro impegno a farli muovere verso la partecipazione e verso il voto democratico avremo vinto. Sempre.