“Occorre andare avanti” a fare le riforme economiche e quelle “politiche e istituzionali da tempo riconosciute necessarie”. A partire dalla legge elettorale e dalla revisione della seconda parte della Costituzione. Lo ha chiesto  il presidente Napolitano alla cerimonia di consegna delle insegne ai cavalieri del Lavoro. Proprio nel giorno in cui arriva in aula al Senato il ddl sulle riforme costituzionali “accelerate” fortemente sostenuto dal capo dello Stato. E proprio nel momento in cui il ministro delle Riforme Gaetano Quagliariello leggeva alla Camera l’architettura istituzionale uscita dal Comitato dei saggi voluto da Napolitano medesimo: semipresidenzialismo, “bipolarismo temperato”, abolizione della circoscrizione estero. E la riforma della giustizia? Rimandata, annuncia Quagliariello. ma i contatti con il ministero retto da Annamaria Cancellieri sono “già avviati”. 

“Al procedere delle riforme istituzionali”, ha ribadito Napolitano, ” io ho legato il mio impegno all’atto di una non ricercata rielezione a presidente“. E ha confermato che quell’impegno lo porterà avanti “finché sarò in grado di reggerlo e a quel fine”.

Il presidente è tornato a toccare il tema dell’aministia e dell‘indulto: “La dolorosa, umiliante, ineludibile emergenza carceraria” è una delle “sfide ed emergenze proprie dell’Italia” che anche l’Europa con la Corte dei diritti umani ci chiede di affrontare. 

Riformare il Porcellum non basta, secondo il ministro delle riforme Gaetano Quagliariello: “Occorre sgombrare il campo dall’illusione di poter porre rimedio ai gravi deficit di capacità decisionale, di stabilità e di rappresentatività con un ennesimo intervento sul solo sistema elettorale”, ha affermato nell’informativa al Parlamento sull’esito dei lavori della Commissione di esperti per le riforme costituzionali, “oppure affidandosi alle esclusive dinamiche spontanee dei partiti politici. Le riforme servono anche a promuovere un processo di rafforzamento e rigenerazione dei partiti”.

I SAGGI PUNTANO AL SEMIPRESIDENZIALISMO. I componenti della Commissione per le riforme, ha continuato Quagliariello, ritengono che la forma di governo semipresidenziale “riesca più e meglio del tradizionale modello parlamentare a garantire unità, stabilità, continuità, flessibilità, responsabilità”. Nel sistema semipresidenziale, infatti, “è l’elezione del presidente – quindi la scelta di una persona – che dà unità al sistema politico”. Proprio la cronaca politica degli ultimi mesi, secondo il ministro delle Riforme, conferma la bontà del modello francese: “Non è un caso che non appena i partiti sono stati interessati dal vento del cambiamento e, da ultimo, sono stati travolti dalla tempesta dell’antipolitica, il ruolo del presidente della Repubblica sia tornato a espandersi pienamente, rendendo chiara a tutti la natura intrinsecamente politica della sua funzione”. 

RIFORMA DELLA GIUSTIZIA “RIMANDATA”. I saggi non hanno trattato il tema della giustizia, campo di eterno scontro nelle larghe intese. “La relazione non tratta delle tematiche relative alla riforma della giustizia che pure costituisce una parte importante del disegno di riforma dello Stato”, spiega il ministro. “Occorre considerare come il nucleo centrale della riforma della giustizia consista in interventi che riguardano prevalentemente la legislazione ordinaria. Naturalmente, tali considerazioni non intaccano in alcun modo la centralità del tema, che dovrà costituire il necessario completamento del processo di riforma delle istituzioni sul quale siamo impegnati”.

Per questa riforma, ha annunciato Quagliariello, “ho già avviato i necessari contatti con il ministro della Giustizia per istituire un tavolo di coordinamento che conduca il governo a sottoporre al Parlamento le proprie proposte di riforma, nel solco delle indicazioni formulate dal gruppo di lavoro istituito dal presidente Napolitano nel marzo scorso”

“ABOLIRE LA CIRCOSCRIZIONE ESTERO”. Una novità tra le proposte dei saggi è l’abolizione della circoscrizione estero alle elezioni politiche (fortemente voluta dal centrodestra e introdotta nel 2001 sotto il governo Berlusconi). La commissione per le riforme costituzionali “ha espresso una unanime valutazione negativa sul funzionamento del voto degli italiani all’estero, proponendo la soppressione della circoscrizione Estero”. Ai cittadini italiani residenti fuori dai confini del Paese, spiega, verrebbe garantito il diritto al voto “mediante strumenti idonei ad assicurare la libertà e la segretezza, ed eventualmente prevedendo, qualora il Senato fosse eletto direttamente, una rappresentanza al suo interno delle comunità degli italiani residenti all’estero”.

Quagliariello ha infine annunciato che saranno resi noti a breve i risultati della “consultazione pubblica” sulle riforme lanciata sul sito del governo, che “ha fatto registrare una partecipazione elevatissima, che ne fa la consultazione pubblica di maggiore successo fra quelle finora svolte in Italia e in Europa”.