Il futuro prossimo si chiama Renzi. Non è un auspicio, è una previsione obbligata. Renzi non ci piace affatto, ma vincerà le primarie del Pd con numeri umilianti per i suoi avversari, e forse le politiche anticipate, probabilmente la prossima primavera. Il governo Lettalfano non può durare, è un catorcio di mediocrità fra odi reciproci, se Berlusconi ottiene il salvacondotto propiziato da Napolitano, imporrà le urne prima che arrivino altre tegole di giustizia, se non l’ottiene e il suo Pdl si spacca, sarà il segretario Renzi a pretenderle, per vincerle a mani basse.

Renzi non ci piace, ha flirtato con Berlusconi e Marchionne, ma resta paradossalmente l’unico Pd capace di intercettare almeno una parte dei cittadini che nei confronti del ceto politico – tutto! – oscillano solo tra schifo e voglia di vendetta. Da rottamare, insomma. E considerano giustamente Letta e Alfano la stessa sbobba di Berlusconi e D’Alema, solo ancor più scipita, e se questo passa il convento fanno lo sciopero delle urne o votano Grillo. 

Renzi non è di sinistra, pigolano i suoi critici interni al Pd, come se nel loro cuore pulsasse ancora una sola goccia di rossa “giustizia e libertà”. È verissimo, Renzi non è di sinistra, per troppe cose è proprio di destra, la sua politica economica è liberista, ha impedito che Firenze desse la cittadinanza onoraria a Englaro. Ma Lettalfano è meno corrivo verso Marchionne e altri Riva? Meno succube rispetto alle voglie della Cei su bioetica, scuole private o esenzione Imu? 

Renzi vincerà su tutti i Letta, Bersani, Cuperlo e Civati, perché nel Pd è stato l’unico a violare il tabù che impone il bacio della pantofola a Giorgio Napolitano, sempre e comunque. Perché non si prosterna alla vera “nuova destra”, l’accrocco contro natura della “larghe intese”, che ha sul Colle la sua cabina di regia. Con la locuzione più breve e secca della lingua italiana, soggetto verbo e complemento oggetto, ha liquidato il messaggio del Capo dello Stato:l’amnistia è un autogol.

Autogol della giustizia e autogol per il Pd. Tutta l’Italia che non crede alla befana ha visto nella mossa del Quirinale una ciambella di salvataggio per il condannato di Arcore. Ma Pd, Pdl e media hanno intonato il peana. Benché, anche in linea di principio, l’amnistia sia un istituto borbonico, una democrazia lo può usare solo in situazioni storiche eccezionali, ogni tre o quattro morti di Papi, non come surrogato ordinario di una politica giudiziaria che intasa le carceri di poveracci mentre garantisce l’impunità ai corrotti d’establishment.

Il Fatto Quotidiano, 15 Ottobre 2013